Si chiama Zoom Fatigue, si risolve con le pause

  • 19/05/2021
  • 13:30
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L’hanno denominata Zoom Fatigue, ma potrebbe prendere il nome da una qualsiasi delle piattaforme di videconferenza che da inizio pandemia accompagnano tutte le nostre giornate lavorative.

L’hanno denominata Zoom Fatigue, ma potrebbe prendere il nome da una qualsiasi delle piattaforme di videconferenza che da inizio pandemia accompagnano tutte le nostre giornate lavorative. A studiarla è stato un team dell’Università di Goteborg, che ha osservato i comportamenti e le percezioni di oltre 10mila persone, ricavandone la convinzione che lo stress da meeting virtuale sia una componente essenziale della fatica che molte persone sperimentano durante lo smart working, soprattutto quando le videoconferenze si susseguono senza interruzione per più ore al giorno: in questi casi la Zoom Fatigue può incidere negativamente sulla capacità di concentrazione e di conseguenza sulla produttività.

Da dove origina lo stress?

I ricercatori svedesi hanno cercato di individuare le ragioni che stanno alla base di questo fenomeno. Una sembra essere la sensazione di sentirsi fisicamente "intrappolati": infatti, mentre nelle riunioni in presenza ci si può alzare, muoversi, persino lasciare la stanza, la riunione virtuale impone una presenza fissa e quasi immobile davanti allo schermo. Allo stesso modo, se durante una riunione “normale” non si è in modo continuativo al centro dell’attenzione, potendosi quindi concedere brevi pause di rilassamento, la videocamera che riprende il proprio viso in primo piano impone di non perdere il controllo nemmeno per un attimo e di mantenere sempre il contatto visivo con gli interlocutori. Da non dimenticare anche l’"effetto specchio", che secondo i ricercatori di Goteborg può mettere in ansia soprattutto le donne: doversi costantemente osservare nel corso della videocall può infatti provocare emozioni negative.

Il ruolo delle pause

Lo studio dell’Università di Goteborg giunge alla stessa conclusione di quello condotto da Microsoft, che ha monitorato con un dispositivo per l’elettroencefalogramma l’attività cerebrale delle persone coinvolte in un susseguirsi di videoconferenze: senza pause fra un meeting e l’altro, il cervello riduce la sua capacità di concentrarsi e di partecipare attivamente alle riunioni. Per questo il gruppo di Redmond ha aggiornato Outlook inserendo la possibilità di “accorciare” di default la durata delle riunioni online, una riduzione che non dovrebbe impattare negativamente sulla produttività degli incontri se si ha cura di preparare con attenzione il meeting, inviando in anticipo un ordine del giorno preciso e stringente e sapendo bene cosa dire e quali risultati ottenere. Anche la pausa deve però essere gestita: inutile farla se ci si limita a rimanere davanti al computer, sicuramente meglio concedersi un po’ di movimento o anche un breve periodo di meditazione.

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Per gestire al meglio lo stress, è importante capire anche quando è arrivato il momento di staccare dal lavoro: Smart working: come capire quando la giornata di lavoro è finita