Donne ai vertici, tutti gli ostacoli sul percorso di carriera

  • 26/10/2021
  • 17:30
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La carriera delle donne? Si gioca fra pavimenti appiccicosi, quegli sticky floors che le mantengono ancorate all’entry level, e i soffitti di cristallo che ancora frenano la salita verso il vertice aziendale, con una significativa eccezione: è più probabile che le donne raggiungano un C-level in situazioni in cui il rischio di fallire è particolarmente elevato e i colleghi maschi preferiscono non mettersi in gioco.

La carriera delle donne? Si gioca fra pavimenti appiccicosi, quegli sticky floors che le mantengono ancorate all’entry level, e i soffitti di cristallo che ancora frenano la salita verso il vertice aziendale, con una significativa eccezione: è più probabile che le donne raggiungano un C-level in situazioni in cui il rischio di fallire è particolarmente elevato e i colleghi maschi preferiscono non mettersi in gioco. Ma anche quando riescono a raggiungere posizioni di vertice, il divario salariale rispetto agli uomini è rilevantissimo.
A pochi giorni dall’approvazione alla Camera e al Senato della proposta di legge sulla parità salariale, Badenoch + Clark ha presentato la ricerca “Women in charge. Analisi delle differenze di genere ai vertici delle imprese”, realizzata in collaborazione con JobPricing, durante l'evento digitale "Women in charge. La nuova prospettiva per costruire una leadership femminile vincente nelle imprese". Il sondaggio ha coinvolto 580 donne fra quadri e manager e descrive sia lo stato dell’arte, cioè la presenza femminile a livello manageriale, che la percezione delle donne rispetto a questo tema.

Qualche dato

Secondo la ricerca, in Italia le donne rappresentano il 39% della forza lavoro e sono il 28% dei manager (a fronte di una media europea del 33%). La buona notizia è che la legge Golfo-Mosca, che prevede l’obbligo di una quota di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate, ha sortito il suo effetto: il numero di donne presenti nei board è infatti raddoppiato nel 2020 rispetto al 2004. E le più giovani sembrano trovare più spazio: se negli over65 si ha un dirigente donna ogni 10 uomini, il loro numero sale a 3 nella fascia di età fino ai 34 anni. Rimane però significativo il gap salariale: nelle aziende non quotate i manager uomini guadagnano in media l’8,5% in più delle colleghe donne, ma nelle quotate sale addirittura al 77%. Bisogna però sempre ricordare che i dati sul divario retributivo risentono di molti fattori: se si considera la differenza di paga oraria, la discrepanza in Italia è solo del 4,7%, che sale invece al 43% se si raffronta il salario annuale medio, per esempio perché gli uomini lavorano più ore delle donne.

L'esperienza delle donne

Il gap salariale è fortemente percepito dal panel delle intervistate: il 90% pensa che, in caso di promozione, l’offerta retributiva avanzata a una donna sia inferiore a quella di un uomo, e il 77% ritiene che sia più probabile che il candidato scelto per un passaggio di carriera sia un uomo. Il dato positivo è che il 68% del campione ha visto le possibilità di fare carriera al femminile aumentate negli ultimi 10 anni. Molto interessante è la parte della ricerca che analizza pregiudizi e ostacoli che penalizzano le donne: ne scaturisce un quadro in cui le donne sono generalmente meno ascoltate, viene richiesto loro di dare di più dei colleghi maschi e sono ancora difficilmente accettate dagli uomini come capo. Per il 38% delle intervistate, l’ostacolo principale alla carriera risiede nel fatto che gli uomini, a parità di caratteristiche, abbiano comunque un accesso privilegiato alle posizioni di vertice, mentre il 36% lo  individua nei carichi familiari e nella mancanza di efficaci politiche di conciliazione. La buona notizia? Più si scende con l’età e meno è forte la percezione di discriminazione, un dato che fa ben sperare per il futuro.

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Approfondisci il tema scaricando il report completo: Women in Charge. Analisi delle differenze di genere ai vertici delle imprese