Da maggio il vaccino si fa anche in azienda

  • 14/04/2021
  • 12:00
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Il via dovrebbe scattare nel mese di maggio: a partire da quella data, infatti, anche le aziende potranno diventare centri vaccinali a tutti gli effetti. Nei giorni scorsi è stato siglato il protocollo redatto da Inail e sottoscritto dai Ministeri del Lavoro e della Salute, dalla Conferenza Stato-Regioni, dalla struttura commissariale per l’emergenza e da Confindustria.

Il via dovrebbe scattare nel mese di maggio: a partire da quella data, infatti, anche le aziende potranno diventare centri vaccinali a tutti gli effetti. Nei giorni scorsi è stato siglato il protocollo redatto da Inail e sottoscritto dai Ministeri del Lavoro e della Salute, dalla Conferenza Stato-Regioni, dalla struttura commissariale per l’emergenza e da Confindustria. Nel documento sono contenute tutte le indicazioni per far partire un piano che ha come obiettivo quello di somministrare il vaccino anti Covid nei luoghi di lavoro a 12,5 milioni di persone, creando una rete che vada ad affiancarsi a quella messa a punto dalle strutture sanitarie regionali.

7500 candidature

Sono 7500 le aziende che, nel mese di marzo, hanno risposto all’appello lanciato da Confindustria e hanno dato la loro disponibilità a vaccinare i propri dipendenti. Si va dalle grandi aziende pubbliche come Inps, Enel, Eni, Poste, Fincantieri, a rappresentanti dei vari settori produttivi come Pirelli, Vodafone, Tim, Gucci, Whirpool, Rovagnati. La somministrazione potrà avvenire direttamente nei locali dell’azienda o in centri convenzionati e il tempo necessario all’operazione dovrà essere considerato come tempo lavorativo. Ovviamente il protocollo prevede una serie di requisiti per potere approntare i centri vaccinali, a partire dalla presenza del medico competente o di personale sanitario adeguatamente formato, fino alla disponibilità di supporti informatici per poter registrare la somministrazione nei sistemi gestiti dalle Regioni. Inizialmente saranno 500 le aziende che potranno partire con l’attività, le prime a essersi candidate.

No al requisito anagrafico

Il protocollo prevede che le dosi somministrate in azienda andranno a tutti i lavoratori, a prescindere dalle fasce di età. Per evitare discriminazioni si è anche stabilito che possano essere vaccinati anche lavoratori dipendenti da altre realtà, che però prestano la propria opera nell’impresa che apre il centro vaccinale. L’azienda dovrà farsi carico di predisporre anche la somministrazione della seconda dose, quando prevista, con l’eccezione dei casi in cui, dopo la prima, si sia verificato un evento avverso. Presupposto necessario perché la campagna abbia inizio è naturalmente la disponibilità di un numero sufficiente di vaccini: se infatti dal mese di maggio le consegne delle varie dosi dovessero finalmente raggiungere un numero considerevole, i centri vaccinali aziendali potrebbero diventare un valido supporto alle altre strutture allestite dalle Regioni.