Vademecum delle vacanze a prova di stress

  • 04/08/2021
  • 12:00
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L’Istat l’ha misurata con un apposito report: la voglia degli italiani di andare in vacanza nella seconda estate dell’era Covid è più forte del timore della pandemia. Secondo una rilevazione effettuata nel mese di maggio, il 22,3% degli intervistati andrà certamente in vacanza, mentre il 27,8% ci andrà “probabilmente”. 

L’Istat l’ha misurata con un apposito report: la voglia degli italiani di andare in vacanza nella seconda estate dell’era Covid è più forte del timore della pandemia. Secondo una rilevazione effettuata nel mese di maggio, il 22,3% degli intervistati andrà certamente in vacanza, mentre il 27,8% ci andrà “probabilmente”; chi non lo farà sarà soprattutto per motivi economici (32,7%) e solo in seconda battuta per i timori legati al Covid (15,0%). La vacanza durerà in media 14 giorni, per il 63,6% avverrà in una regione diversa da quella di residenza, ma, come lo scorso anno, saranno molti di più gli italiani che sceglieranno di non andare all’estero. Dopo tre lockdown e con lo smartworking come modalità di lavoro dominante, la tendenza sarà per ferie all’aria aperta, con il desiderio dichiarato di "ricaricare le pile" per affrontare un nuovo anno lavorativo che si annuncia per nulla facile.

Staccare la spina? Si può

La tecnologia non aiuta, ma uno sforzo bisogna farlo: portarsi il lavoro in vacanza è il modo migliore per tornare ancora più stressati di prima. Tuttavia, siccome non tutti possono o riescono a introdurre il digital detox nel loro stile di vacanza, bisogna adottare qualche stratagemma: si può per esempio decidere di dedicare mezza giornata di ferie a chiudere questioni lavorative aperte, per non vivere tutto il periodo con l’ansia di aver lasciato qualcosa in sospeso; se non si riesce a staccare mentalmente dal lavoro, si può provare a dedicare un periodo di tempo limitato alle attività dell'ufficio, per poi godersi pienamente il resto della giornata. Evitare di parlare di lavoro è certamente una buona modalità per favorire lo “stacco”, ma per gli stacanovisti a ogni costo c’è anche chi propone una prospettiva choc: lavorare tutto il giorno sotto l’ombrellone potrebbe progressivamente portare a realizzare quanto invece sia meglio fare altro.

A contatto con la natura

Yoga sotto le stelle, barefooting (camminare a piedi nudi nei boschi), forest bathing (la pratica giapponese di sostare all’interno di un bosco che avrebbe la capacità di migliorare il sistema immunitario)… Sono molte le attività da svolgere a contatto con la natura che hanno un impatto positivo sul nostro benessere e sulla capacità del nostro organismo di proteggersi. La Società Italiana di Endocrinologia, durante il recente congresso nazionale, ha promosso un mix di buone abitudini che potrebbero essere raccolte nella formula 30-8-30, dove i due 30 stanno per i minuti giornalieri di esposizione al sole e di attività fisica e l’8 per le ore di sonno necessarie a rimettere in forma il nostro corpo: secondo studi recenti, infatti, lo sport favorisce lo sviluppo di citochine, sostanze in grado di migliorare la risposta immunitaria, e il sole aiuta a produrre vitamina D, che, oltre ad avere un impatto positivo sul sistema muscolo-scheletrico, si è scoperto avere un ruolo determinante contro il Covid.

Il trauma del rientro

Secondo Tolstoj, “la felicità consiste nel vivere ogni giorno come se fosse il primo di una luna di miele e l’ultimo di vacanza”. In realtà, uno studio condotto su un gruppo di turisti austriaci ha mostrato come gli effetti della vacanza si prolunghino se si ha la possibilità di trascorrere qualche giorno a casa, senza stress, prima del rientro al lavoro.