Stati Uniti: pochi disoccupati, cresce il potere contrattuale dei lavoratori

  • 19/07/2021
  • 12:00
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360mila nuove richieste di sussidio di disoccupazione in una settimana, 26mila in meno rispetto alla settimana precedente: se si tiene presente che nel pieno della pandemia si era arrivati a registrare 6,9 milioni di nuove richieste settimanali, è evidente come il mercato del lavoro americano sia già ritornato ai livelli pre-Covid.

360mila nuove richieste di sussidio di disoccupazione in una settimana, 26mila in meno rispetto alla settimana precedente: se si tiene presente che nel pieno della pandemia si era arrivati a registrare 6,9 milioni di nuove richieste settimanali, è evidente come il mercato del lavoro americano sia già ritornato ai livelli pre-Covid. Questa dinamica sta determinando una serie di effetti sull’economia statunitense molto interessanti da valutare, perché generalmente gli USA sono sempre precursori di tendenze che, con maggior lentezza, arrivano poi anche a livello europeo. Ne ha scritto recentemente anche il New York Times, che ha messo in fila alcuni dati significativi.

Cosa sta succedendo in America?

Secondo il principale quotidiano statunitense, il rapporto fra le aziende e i dipendenti si sta profondamente modificando e per la prima volta da moltissimi anni a vantaggio dei lavoratori. Vista la difficoltà a trovare persone da assumere, anche nelle posizioni meno qualificate “le imprese stanno diventando più disponibili a pagare un po’ di più, a formare i dipendenti, a dare opportunità anche a persone senza titoli e a mostrare più flessibilità rispetto al luogo o alle modalità di lavoro”. Un fenomeno che è iniziato prima della pandemia, con periodi di bassissima disoccupazione, e che, secondo gli esperti, potrebbe durare per anni, considerato il fatto che moltissimi baby boomer lasceranno il lavoro nei prossimi anni. Sempre secondo il NYT, a marzo 2021 si è registrato un numero di posizioni aperte mai così alto dal 2000 e sono cresciute in modo rilevante sia le offerte rivolte a persone senza esperienza, sia quelle che promettono uno starting bonus. Non solo: negli ultimi mesi è aumentato notevolmente anche il numero di persone che ha dato le dimissioni poichè hanno trovato un impiego migliore o perché, in una congiuntura così favorevole, si sono assunte il rischio di lasciare un lavoro usurante data la buona possibilità di ottenere a breve un nuovo contratto. Tutto questo fa sì che le aziende, pur di trovare personale, siano più disponibili ad aumentare i salari e a concedere bonus o maggiore flessibilità.

E in Europa?

Il mercato del lavoro europeo è molto più differenziato a livello di singoli Paesi di quanto accada negli Stati Uniti, ma già la Gran Bretagna sta sperimentando una forte carenza di personale, per esempio nel comparto alberghiero o delle costruzioni. In Italia, d’altra parte, dati molto recenti mostrano come una posizione aperta su tre non riesca a essere coperta, soprattutto in settori come quello sanitario o in cui sono richiesti tecnici specializzati. Il nostro Paese è già alle prese con il possibile ricambio generazionale dovuto al pensionamento dei baby boomer (l’opzione Quota 100 per esempio ha lasciato moltissime posizioni scoperte nel pubblico impiego), ma è anche uno degli Stati in cui l’esodo della forza lavoro più specializzata è più consistente. Arriveremo in un futuro prossimo a una situazione di ripresa di forza contrattuale come negli Stati Uniti? Difficile da prevedere, perché da una parte sicuramente vi sarà una competizione per assicurarsi i profili più ricercati e meno disponibili, ma dall’altra il livello di contrattazione personale è meno significativo che negli USA; resta però vero che molto spesso i fenomeni nati in America si sono poi allargati al resto del mondo occidentale.

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Scopri i dati aggiornati dell'Inps in merito all'andamento del mercato del lavoro in Italia durante la pandemia: L’Inps “misura” il mercato del lavoro nell’era Covid