Smart working: una nuova ottica per il mondo del lavoro

  • 07/04/2020
  • 12:56
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È utile fare un’analisi dei pro e i contro dello smart working per provare a ridisegnare il mondo del lavoro con una nuova ottica.

A fine 2019 in Italia circa 570mila persone lavoravano, almeno per alcuni giorni la settimana, in modalità smart working. Un piccolissimo campione rispetto alla totalità del mercato del lavoro, pur se, come attesta l’Osservatorio Smart Working in crescita del 20% rispetto al 2018. Ora invece il bacino di persone coinvolte in questa nuova modalità di lavoro è cresciuto in modo esponenziale, e tutti gli osservatori concordano nel ritenere che questo mutamento lascerà un’eredità da cui non si potrà tornare indietro.

Da un obbligo ad un’opportunità

L’aver dovuto approntare in velocità questa nuova modalità lavorativa ha sicuramente messo inizialmente in difficoltà aziende e lavoratori, che però nella stragrande maggioranza dei casi hanno dimostrato di saper ripensare velocemente la propria attività. Naturalmente questo ha richiesto una grande capacità di adattamento da ambo le parti, oltre che la presenza nelle case di una dotazione di base sufficiente: computer, connessione internet stabile, smartphone aziendale ed eventualmente cuffie o webcam per le videochiamate, che sono diventate ormai patrimonio di tutti, anche di chi mai avrebbe pensato di doverle usare per lavoro.

Le difficoltà non mancano, ma sono superabili

Iniziare dal nulla a fare smart working non è semplice come si pensa. Serve intanto riuscire ad organizzare la giornata in modo che i tempi lavorativi non si dilatino ad oltranza, ma allo stesso tempo bisogna trovare il modo di creare un filtro fra vita privata e lavoro, non semplicissimo se per esempio in casa ci sono dei figli. Per questo può essere utile, dove è possibile, creare uno spazio fisico riservato al lavoro, ma anche destinare in modo preciso del tempo alle attività con la famiglia. L’errore più frequente è di creare delle situazioni “liquide”, in cui lavoro e privato si intersecano in continuazione, con il risultato che la qualità del tempo dedicato è scadente in entrambi gli abiti. Siccome poi la dimensione casalinga potrebbe non favorire la concentrazione, può servire crearsi ogni mattina una lista delle cose da fare, da spuntare progressivamente. Anche se molte ricerche fatte in questo senso dimostrano che la produttività di chi lavora in smart working tende ad essere migliore di chi lavora in modalità tradizionale.

E il futuro?

Un dato è certo: ora che persino la Pubblica Amministrazione ha sperimentato che è possibile lavorare a distanza, lo smart working diventerà patrimonio di molte più realtà, grandi e piccole. Perché ha indubbi vantaggi, a partire dalla riduzione del tempo impiegato per raggiungere il posto di lavoro alla possibilità per le aziende di rimodulare gli spazi per ospitare un numero minore di persone contemporaneamente. Questo periodo ha poi favorito la creatività: il non poter fare tutto come si è sempre fatto ha di certo promosso la ricerca e l’individuazione di soluzioni diverse e del tutto innovative, che potranno diventare un patrimonio importante per il futuro. Per questo adesso è forse il momento giusto per fare un primo bilancio, sia per le aziende che per i singoli dipendenti. È il momento per fermarsi a capire cosa ha funzionato e cosa no, cosa potrebbe servire per implementare questa modalità, quali attività e quali funzioni possono essere gestite in modo efficiente anche senza la presenza fisica, quali attività hanno risentito positivamente dello smart working e quali invece hanno dimostrato di non essere adatte a questo modello. Per i lavoratori è utile fare un’analisi dei pro e i contro dello smart working, delle difficoltà incontrate e invece dei vantaggi che giorno dopo giorno si sono sperimentati. Da tutto questo si potrà ottenere una mole di informazioni e di osservazioni che saranno utilissime nei mesi a venire, per provare a ridisegnare il mondo del lavoro con una nuova ottica.  

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