Ripensare il lavoro ripensando gli spazi

  • 17/11/2021
  • 17:00
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Per molte aziende, non possiamo negarlo, la prima valutazione è stata di tipo prettamente economico: lo smart working emergenziale ha mostrato un futuro con meno persone quotidianamente in ufficio, con conseguente diminuzione degli spazi e dei servizi necessari. Come spesso accade in questi casi, le prime reazioni sono state contraddittorie, con aziende che, appena le condizioni della pandemia lo hanno consentito, hanno richiamato tutti in ufficio e altre che hanno ipotizzato un futuro caratterizzato solo dal lavoro a distanza.

Per molte aziende, non possiamo negarlo, la prima valutazione è stata di tipo prettamente economico: lo smart working emergenziale ha mostrato un futuro con meno persone quotidianamente in ufficio, con conseguente diminuzione degli spazi e dei servizi necessari. Come spesso accade in questi casi, le prime reazioni sono state contraddittorie, con aziende che, appena le condizioni della pandemia lo hanno consentito, hanno richiamato tutti in ufficio e altre che hanno ipotizzato un futuro caratterizzato solo dal lavoro a distanza. Entrambe le posizioni ovviamente non tengono conto di quello che questo periodo di lavoro forzato ha evidenziato: da una parte gli innegabili aspetti positivi dello smart working, soprattutto per la conciliazione vita-lavoro; dall’altra, le richieste di ritrovare quella socialità e quelle relazioni che sono parte integrante e che arricchiscono la vita lavorativa. Adesso, a qualche mese di distanza dal primo e timido ritorno alla normalità, vi è qualche elemento in più per capire quale potrebbe essere il lavoro del futuro, a cominciare dagli spazi.

L'ufficio del futuro? Luminoso, colorato e...all'aperto

Da una ricerca svolta da Lifeed, società di education technology a impatto sociale, il 45% del campione intervistato ha affermato che lo spazio in cui si è trovato a vivere e lavorare nel periodo del lock down lo ha fatto sentire sereno e in una situazione di comfort, mentre un restante 20% ha evidenziato il senso di chiusura e isolamento, e il 9% addirittura confusione e disorientamento, a conferma del fatto che molto dell’esperienza dello smart working dipende anche dalla situazione di contesto in cui si è vissuta. Poter disporre di spazi adeguati, non doverli condividere con coniuge e figli ha certamente cambiato il vissuto delle persone, ma interessanti sono soprattutto le caratteristiche che, secondo gli intervistati, i nuovi spazi di lavoro dovrebbero avere: secondo il 34%, dovrebbero essere all’aperto e a contatto con la natura; per il 17% luminosi, colorati, fantasiosi e creativi. E poi ampi e spaziosi (16%), dinamici e flessibili (15%), stimolanti e ricchi di occasioni di relazione (14%). Ci sono poi 5 regole che le persone vorrebbero sperimentare nel nuovo spazio: il rispetto, inteso come gentilezza, inclusione e collaborazione; la libertà, come espressione di sè, della propria creatività e come flessibilità; il contatto con la natura; la sicurezza in termini di organizzazione, ordine e presenza di regole chiare; l’indipendenza, come tranquillità e disponibilità di spazi personali.

Nuove aspirazioni crescono

Secondo Riccarda Zezza, CEO di Lifeed, “dalla ricerca emerge che le persone hanno aspirazioni che vanno ben oltre l’orario del cartellino e il valore del ticket restaurant. Hanno in mente luoghi di lavoro che esprimano rispetto, libertà e amore per la natura. Hanno in mente un modo nuovo di lavorare”. Per soddisfare tali aspirazioni diventa fondamentale progettare spazi che possano accogliere le nuove modalità di lavoro, che saranno sempre meno legate allo stare in ufficio e più caratterizzate dai vari tipi di attività che si compiono. Potranno quindi diminuire le scrivanie tradizionali, sostituite da postazioni specializzate per il lavoro che richiede concentrazione, per le attività che impongono un dialogo video o telefonico, con salette per incontri informali e luoghi più ludici di socializzazione e benessere.

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