Per ripartire si può cominciare dal reinventarsi una carriera?

  • 20/05/2020
  • 14:35
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In un momento in cui il mercato del lavoro mostra evidenti criticità, è normale rimanere più concentrati sul mantenere la propria posizione che sul progettare un nuovo futuro, ma questo potrebbe non essere il metodo migliore per affrontare questa nuova fase.

Molti studi psicologici lo dimostrano: in situazioni considerate di pericolo le persone tendono a comportarsi in modo conservativo, riproponendo schemi e abitudini consolidati nel tempo e che danno sicurezza. Questi, però, potrebbero non essere gli strumenti migliori per affrontare la nuova fase. E in un momento in cui il mercato del lavoro mostra evidenti criticità, è normale che le persone siano più concentrate sul mantenere la propria posizione che sul progettare un nuovo futuro, quasi che il pensare alla propria carriera sia non sia accettabile in questa situazione.

Una voce fuori dal coro

Herminia Ibarra è una docente di comportamento organizzativo alla London Business School e da due decenni si occupa di transizioni di carriera. Ha visto i cambiamenti creati dalla bolla delle dot.com dell’inizio degli anni Duemila così come dalla crisi finanziaria del 2008. In questo periodo di lockdown ha realizzato un webinar dal titolo abbastanza provocatorio: Taking Advantage of the Coronavirus Disruption To Think (and possibly reinvent) your career. Nessuna ricetta miracolosa per superare questo difficile momento, ma qualche consiglio che può essere utile per avere uno sguardo diverso sul futuro. Partendo da una premessa: “Anche nelle situazioni più facili il cambiamento di carriera non è mai un processo lineare”, scrive la docente. “È un viaggio di esplorazione necessariamente confuso, che prevede di sperimentare, testare e individuare le proprie diverse identità”.

Valutare il cambiamento

Non è detto che il momento giusto per cambiare sia proprio questo, ma potrebbe essere quello giusto per valutare se quello che stiamo facendo ci soddisfa o se possiamo immaginarci in situazioni lavorative diverse. “Quando non si hanno certezze sul futuro è sempre meglio costruire un portafoglio diversificato di opzioni invece di concentrarsi su una sola possibilità”, consiglia la Ibarra. Alcune opzioni saranno irrealizzabili, altre semplici desideri, ma il processo di analisi e valutazione ci porterà a capire quali invece potrebbe valere la pena esplorare. Un processo complesso, in cui ci si troverà in uno stato che la professoressa Ibarra definisce come liminality: l’esperienza emozionale che si sperimenta nel mezzo di un rito di passaggio, quando il passato è definitivamente chiuso ma il futuro è ancora incerto. Uno stato non piacevole, anche faticoso, ma dovrebbe consentire di fare il lavoro interiore necessario per capire se davvero siamo alla ricerca di un cambiamento e in quale direzione.

Il volontariato nel cv?

Naturalmente la prima fase di analisi interiore deve essere seguita da alcune azioni, per dare concretezza al proprio obiettivo. Individuare occasioni di formazione per migliorare le proprie skill, valutare il proprio network per capire chi potrebbe aiutarci a valutare la fattibilità del nostro progetto, ma anche candidarsi per un nuovo compito nell’ambito del proprio lavoro possono essere buone mosse per valutare se effettivamente siamo pronti al cambiamento. Per quanto riguarda la fattibilità dei vari progetti la professoressa Ibarra ha un consiglio semplice ma efficace: provare a raccontarlo a qualcuno di cui ci fidiamo. Anche il semplice atto di dover organizzare i propri pensieri per presentarli a un interlocutore può aiutare a fare chiarezza, a evidenziare i punti di forza o di debolezza di quello che ci siamo immaginati, aiutandoci a valutare il livello di fattibilità della nostra ipotesi di lavoro. Ricordando però che un solo parere non può essere determinante per decidere se proseguire o meno su un percorso di cambiamento, che non può essere che lungo e spesso tortuoso.

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