I propositi per l'anno nuovo: pochi ma buoni

  • 21/12/2018
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La lista dei “buoni propositi” per l’anno nuovo è inevitabile quasi come il brindisi di mezzanotte. Fissarsi degli obiettivi o progettare dei cambiamenti è utile ma bisogna trovare il modo più produttivo per farlo.


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Lo facciamo tutti, tutti gli anni in questo periodo: la lista dei “buoni propositi” per l’anno nuovo è inevitabile quasi come il brindisi di mezzanotte. Può cambiare la modalità: i più precisi e metodici compileranno l’immancabile to-do-list (cartacea o digitale, a seconda della propensione tecnologica), i disordinati appunteranno foglietti destinati ad essere persi, i creativi spazieranno fra post-it colorati, i più creeranno propositi mentali. Quale che sia il formato scelto, il risultato sarà più o meno lo stesso: messi alla prova della routine quotidiana i buoni propositi in genere svaniscono in breve tempo, che si tratti della decisione di fare più movimento o di cambiare la modalità di relazionarsi con i colleghi. Questo non vuole dire che fissarsi degli obiettivi o progettare dei cambiamenti sia inutile. Bisogna però trovare il modo più produttivo per farlo.

La strategia del cambiamento

Anche le rivoluzioni inizialmente si fanno a piccoli passi. E l’errore che più spesso si fa è quello di porsi traguardi ambiziosissimi ma con ogni evidenza difficilmente perseguibili. Inutile proporsi di dedicare mezza giornata ogni settimana a fare networking, se l’esperienza ci dice che lo spazio che riusciamo a liberare non è più di mezz’ora. Allo stesso modo non serve programmare una full immersion di formazione se sappiamo che i primi sei mesi dell’anno saranno dedicati a un progetto particolarmente impegnativo e sfidante. Il primo “trucco” per riuscire ad attivare davvero i nostri buoni propositi è di partire da obiettivi piccoli e realizzabili. Impegnarsi ad usare le scale invece dell’ascensore per raggiungere l’ufficio è uno step apparentemente insignificante ma che può servire a mettere alla prova la nostra volontà. Raggiungere questo primo, piccolo traguardo, potrà darci la motivazione per provare a fare jogging un paio di volte la settimana in pausa pranzo… Bisogna infatti ricordare che obiettivi troppo ambiziosi e di fatto irraggiungibili sono da una parte il modo migliore per alimentare la frustrazione di non esserci riusciti; ma dall’altra sono anche un alibi perfetto per non provarci neppure.

Le caratteristiche di un “buon obiettivo”

Il coaching, una delle tecniche più diffuse per favorire la crescita del potenziale personale e professionale, dà alcune regole di base per formulare un obiettivo in modo corretto e avere qualche chance in più di raggiungerlo. Come prima cosa l’obiettivo dev’essere “sotto il nostro controllo”: posso propormi di essere meno aggressivo nella relazione con i miei colleghi, ma non di migliorare complessivamente il clima aziendale, perché evidentemente non dipende solo da me. L’obiettivo deve poi essere realistico, realizzabile entro un periodo di tempo definito, e ancor meglio se misurabile, perché verificare un progresso aiuta a sostenere la motivazione. Infine, dovrebbe essere espresso in positivo: un generico “non voglio ingrassare” funziona sicuramente meno del proporsi di perdere un etto a settimana, per quanto limitato sia il risultato atteso.

Quali propositi per il 2019 lavorativo?

“Non voglio più stressarmi” è una frase che tutti noi spesso ci ripetiamo ma che difficilmente diventerà un obiettivo realizzabile. Invece potrebbe servire cercare di capire quali sono le situazioni o i compiti che ci fanno sentire particolarmente stressati e cercare piccole strategie che aiutino a ridurre la tensione in questi casi. Spesso le difficoltà (e quindi lo stress) nascono quando ci rendiamo conto di avere lacune nel nostro bagaglio di competenze, e un buon proposito facilmente realizzabile potrebbe essere quello di cercare delle opportunità formative che ci aiutino a colmare il gap. Anche Forbes inserisce fra i buoni propositi realizzabili per il 2019 proprio quello di lavorare sullo skill set, a partire dalle competenze legate all’innovazione tecnologica ma senza trascurare soft skill come Problem solving, intelligenza emotiva o creatività (https://www.forbes.com/sites/ashleystahl/2018/12/12/3-career-resolutions-you-can-actually-keep-this-new-year/#75a9985224ba). Fra gli altri buoni propositi lo sviluppo del networking, indispensabile non solo per chi sta progettando un cambio di carriera, ma anche per chi semplicemente vuole lavorare al meglio. Alcuni studi hanno dimostrato infatti che coltivare una rete di contatti è fondamentale per migliorare i propri risultati. Perché? Semplicemente perché avere buoni rapporti in tutti gli ambiti aziendali e in alcuni snodi cruciali all’esterno dell’azienda è la migliore garanzia di poter attivare soluzioni veloci ed efficaci al sorgere di un problema.