Professioni digitali: i posti ci sono, mancano i professionisti

  • 15/09/2017
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Ogni anno la richiesta di professioni ICT cresce mediamente del 26%, con picchi del 90% per le nuove professioni ...


Ogni anno la richiesta di professioni ICT cresce mediamente del 26%, con picchi del 90% per le nuove professioni legate alla trasformazione digitale, come i Business Analyst e gli specialisti dei Big Data: è quanto si legge nei dati dell’

Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle principali associazioni di categoria (AICA, Assinform, Assintel e Assinter Italia) in collaborazione con il Miur (Ministero dell’Istruzione e dell’Università) e AgID.

Insomma, le opportunità di lavoro ci sono ma molte posizioni rimangono scoperte proprio per la mancanza di professionisti adeguatamente preparati: dallo stesso rapporto emerge come nel triennio 2016-2018 si potrebbero creare 85.000 nuovi posti di lavoro che richiedono una specializzazione ICT, con un aumento dell’occupazione totale del 3,5%. Per queste posizioni la richiesta è al 62% per laureati e per il 38% di diplomati, anche se il sistema formativo italiano produce attualmente un surplus di diplomati, ma ha un gap da colmare rispetto ai laureati che immette nel mondo del lavoro. Complici le non tantissime immatricolazioni nei corsi di laurea ICT (anche se c’è stato un aumento dell’1% in questo anno accademico) e soprattutto l’alto tasso di abbandono (il 60%), in modo particolare nei corsi triennali di informatica. Un panorama che viene confermato anche da Spring, che con la sua divisione IT può offrire un quadro molto chiaro delle dinamiche del settore: “Certamente mancano le figure professionali perché mancano le opportunità di formazione”, esordisce Francesco Manzini, director di Spring. “Dal mondo Sap alla Cybersecurity ci sono molte nuove figure che si stanno creando e che sono molto ricercate dal mercato. Anche perché le richieste sono sempre di più per professionisti in grado di muoversi a 360°.
  

E’ il caso dei dev-ops, gli operatori dell’ambito device, che ormai devono avere competenze che stanno a metà fra lo sviluppo e la messa in produzione di questi dispositivi”. Ma le richieste sono anche per data scientist e data architect e per tutte le figure che si muovono nel mondo dei Big Data: figure che tipicamente possono essere ricoperte da laureati in informatica o ingegneria informatica. “Nell’ambito del digitale si cercano esperti con skill a tutto tondo, che mettano insieme la parte di architettura e design dei dispositivi con la parte di user experience”, spiega ancora Manzini. “Quello che le aziende cercano in questo momento sono profili con una buona trasversalità, che abbiano esperienza in vari ambiti, per avere una visione allargata del progetto”. Sempre nell’ambito digitale sono aumentate anche le richieste per profili di social media marketing e Seo, oltre che di project manager.

La scarsità di profili professionali tarati sulle nuove esigenze apre naturalmente spazio anche a chi ha sempre lavorato nel mondo IT e voglia riproporsi sul mercato avendo aggiornato le proprie competenze: “Le opportunità non mancano, certo bisogna preventivamente allargare le proprie competenze e mantenere sempre alta l’attenzione verso tutte le novità e le nuove tendenze”, conclude Francesco Manzini. Sono accora i dati dell’Osservatorio a supportare questa analisi: è cresciuta del 56% la richiesta di nuove professioni digitali come specialisti in Cloud, Cyber Security, IoT, Service Development, Service Strategy, Robotics, Cognitive & Artificial Intelligence. Rispetto alle professioni più tradizionali sono ancora richiesti gli analisti programmatori e i web developer.