L’occupazione femminile torna a crescere?

  • 24/11/2021
  • 17:00
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Buone notizie dall’ILO, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere la giustizia sociale, soprattutto per quello che riguarda le tematiche sul lavoro. Dopo il periodo drammatico del Covid, che ha causato una perdita a livello globale del 4,2% dei posti di lavoro per le donne e del 3% di quelli maschili, il 2021 ha fatto registrare un’inversione di tendenza per certi versi più favorevole all’occupazione femminile.

Buone notizie dall’ILO, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere la giustizia sociale, soprattutto per quello che riguarda le tematiche sul lavoro. Dopo il periodo drammatico del Covid, che ha causato una perdita a livello globale del 4,2% dei posti di lavoro per le donne e del 3% di quelli maschili, il 2021 ha fatto registrare un’inversione di tendenza per certi versi più favorevole all’occupazione femminile. Alla fine di quest’anno a livello mondiale si avrà un aumento del 3,3% dei posti di lavoro per le donne, a fronte del 3% di quelli maschili. Ovviamente in termini assoluti il dato è ancora a vantaggio degli uomini: saranno infatti 59milioni le opportunità lavorative a favore di questi ultimi, mentre quelle per le donne si fermeranno a 41milioni.

La situazione in Italia

A giugno 2020, a conclusione della prima ondata Covid, il tasso di occupazione femminile in Italia ha toccato il punto più basso degli ultimi anni, attestandosi al 47,6%. In meno di un anno la pandemia ha di fatto “bruciato” quasi tre punti percentuali, visto che nel giugno 2019 era stato raggiunto il miglior risultato di sempre, con il 50,4% delle italiane presenti nel mercato del lavoro. Un dato su cui ha pesato sicuramente l’alta percentuale di donne occupate nei servizi, nel turismo e nella ristorazione, i settori più danneggiati dal Covid. Oggi siamo risaliti al 49,4% e, se le previsioni dell’ILO si riveleranno esatte, entro il 2022 si dovrebbe ritornare ai livelli di occupazione pre-pandemia. Secondo un’indagine condotta da Credit Suisse, i maggiori Paesi hanno avuto trend di occupazione diversi in questo periodo. Se l’Italia ha fatto registrare un -1,8% di occupazione femminile e 1,6% di quella maschile, in Germania le donne sono state molto più penalizzate (-1,8% rispetto a -0,2 degli uomini). In Gran Bretagna, invece, il dato maschile è calato dell’1,6%, mentre quello femminile si è incrementato dello 0,2%.

Recovery Plan e occupazione

L’aumento dell’occupazione è al centro del Recovery Plan e delle altre misure che il governo Draghi sta mettendo in campo per far ripartire il Paese. In quest’ottica, un’attenzione particolare è stata posta sulla differenza di genere: dopo l’approvazione della legge sulla parità salariale, che prevede incentivi per le aziende che la raggiungeranno, il governo ha previsto un investimento di 7 miliardi di euro in 4 anni per favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, che sicuramente paga la carenza di servizi per la conciliazione vita-lavoro, a cominciare dagli asili nido. C’è però un aspetto su cui bisogna riflettere: proprio perché rappresentano uno sforzo per innovare il Paese, i fondi del PNRR si concentrano in gran parte nell’ambito dell’innovazione tecnologica e della transizione digitale ed ecologica, pur mantenendo risorse anche per la coesione sociale. Serviranno quindi profili specialistici in questi ambiti: si calcola per esempio che vi sarà un balzo in avanti dei profili con competenze green, con più di due milioni di posizioni aperte, di cui la maggior parte con profili elevati, nei prossimi quattro anni. Tra le figure più difficili da reperire, e quindi più richieste, vi sono specialisti in matematica, fisica e informatica e ingegneri. Peccato che solo il 18% delle ragazze scelga lauree in ambito Stem (scienze, tecnologia, economia e matematica). Nel 2018, a fronte di quasi 20mila laureati maschi in ingegneria, le ragazze erano solo 6mila. E i dati non sono molto cambiati. C’è quindi il rischio reale che, per quanto le donne italiane possano beneficiare di questo previsto aumento dell’occupazione, lo facciano solo per i profili più bassi, proprio per mancanza di competenze.