Disegnare il “new normal”: un’occasione epocale

  • 22/09/2021
  • 17:00
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Un’occasione epocale, di quelle che possono cambiare radicalmente il corso degli eventi, un’opportunità che potrà cambiare le prospettive delle organizzazioni che saranno in grado di coglierla, ma anche una responsabilità forse mai vista prima: il “new normal”, la ripresa delle attività dopo la pandemia, sarà tutte queste cose insieme.

Un’occasione epocale, di quelle che possono cambiare radicalmente il corso degli eventi, un’opportunità che potrà cambiare le prospettive delle organizzazioni che saranno in grado di coglierla, ma anche una responsabilità forse mai vista prima: il “new normal”, la ripresa delle attività dopo la pandemia, sarà tutte queste cose insieme, ma sarà soprattutto una sfida che le aziende di tutte le dimensioni non potranno non accettare. Dalla capacità di costruire un nuovo modello organizzativo passerà anche la competitività e la possibilità di successo del proprio business, perché il lavoro flessibile è qui per rimanere e certamente non torneremo alle attività come le abbiamo conosciute in epoca pre-Covid.

Resetting Normal: Defining The New Era of Work

E’ il titolo di una ricerca commissionata da The Adecco Company su questi temi, coinvolgendo 8mila fra dipendenti, manager e C-Level in Australia, Francia, Germania, Italia, Spagna, Gran Bretagna e Usa, proprio per capire meccanismi e aspettative create da questo cambio epocale. Un dato emerge subito con prepotenza: la pandemia ha fatto crescere notevolmente la fiducia dei dipendenti verso le aziende. Alle organizzazioni è stato riconosciuto di aver saputo gestire al meglio l’emergenza, ma questo ha fatto aumentare le aspettative: l’80% degli intervistati ritiene infatti che i datori di lavoro siano adesso responsabili della creazione di un mondo del lavoro migliore, più dei governi (73%) o degli stessi dipendenti (72%). Tale fiducia implica per le aziende una grande responsabilità e se finora il focus è stato quello di “tenere a galla” le organizzazioni durante l’emergenza, ora invece la sfida è quella di far entrare i dipendenti e la società nel suo complesso in questo “new normal” del lavoro.

Dal lavoro flessibile non si torna indietro

La richiesta dei collaboratori, come emerge dalle interviste, è quella di poter lavorare al 50% da remoto, anche se le persone si aspettano che l'esigenza delle aziende sarà quella di tornare in presenza per 2/3 del tempo. Il 75% del campione chiede anche di poter mantenere l’autonomia acquisita durante il Covid e il 67% ritiene che dovrebbe essere rivista la lunghezza della settimana lavorativa, quest’ultima ipotesi maggiormente considerata da C-Level (74%) che dai dipendenti (63%). Sicuramente questo “new normal” richiederà un cambiamento radicale dello stile di management: serviranno dirigenti empatici, buoni comunicatori, in grado di considerare il benessere delle persone (soprattutto quello mentale) e di stabilire una relazione basata più sulla fiducia che sul principio gerarchico. Non a caso, il 75% dei C-level e il 69% dei manager credono nell’importanza della formazione su come gestire le persone a distanza. Questo implicherà anche una riflessione sui parametri di misurazione dei risultati e su contratti che non potranno più essere basati solo sul numero di ore lavorate.

Responsabilità e opportunità

Lo scenario che si prospetta è incredibilmente innovativo: mai prima d’ora ci si era trovati davanti a una trasformazione così radicale, veloce e globale allo stesso tempo, il che offre grandi opportunità e grandi responsabilità. Le aziende hanno conquistato durante la pandemia un notevole credito di fiducia da parte dei propri collaboratori: la sfida ora è quella di sfruttarlo per creare un nuovo modello che faccia crescere il business ma allo stesso tempo vada incontro alle richieste dei dipendenti, che cercano autonomia, fiducia e soprattutto possibilità di conciliare al meglio vita lavorativa e sfera personale.

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