I trend del mondo del lavoro secondo Microsoft

  • 06/04/2021
  • 19:00
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Trentamila lavoratori intervistati in 31 paesi, migliaia di miliardi di dati sulla produttività raccolti attraverso la piattaforma di Microsoft 365 e Linkedin: una mole di informazioni ragguardevole, che ha dato vita al "Work Trend Index 2021", l’analisi che Microsoft ha dedicato ai cambiamenti del mondo del lavoro provocati dalla pandemia.

Trentamila lavoratori intervistati in 31 paesi, migliaia di miliardi di dati sulla produttività raccolti attraverso la piattaforma di Microsoft 365 e Linkedin: una mole di informazioni ragguardevole, che ha dato vita al "Work Trend Index 2021", l’analisi che Microsoft ha dedicato ai cambiamenti del mondo del lavoro provocati dalla pandemia. Mutamenti profondi e inattesi, ma che sono destinati a modificare radicalmente il modello di lavoro a cui eravamo abituati. Dall’analisi di Microsoft emergono alcuni elementi positivi, a partire dalla soddisfazione dei lavoratori per il modello ibrido di lavoro a distanza, ma anche molte criticità che devono essere affrontate (https://www.microsoft.com/en-us/worklab/work-trend-index/hybrid-work).

Lavoro a distanza? Sì, però...

IIl 73% degli intervistati non ha dubbi: il lavoro a distanza è un’opportunità da non perdere, ma non può essere l’unica modalità di lavoro. Più del 65% del campione sente infatti la necessità di avere più contatti diretti con i colleghi, un tema già nelle agende delle aziende, se è vero che il 66% dei decision maker aziendali sta già ragionando su come organizzare gli spazi fisici per venire incontro alle esigenze del lavoro ibrido. La soddisfazione per lo smartworking non può però nasconderne le criticità: il 42% dei dipendenti evidenzia il fatto di non avere a casa strumenti essenziali per il lavoro, il 10% di non avere una connessione internet adeguata e il 46% lamenta la non collaborazione dell’azienda per le spese sostenute.

Sono i manager i più soddisfatti

Le difficoltà della pandemia hanno pesato in modo preponderante sulla forza lavoro senza potere decisionale: il 61% dei leader ha infatti affermato di vivere un buon periodo (il 23% in più dei non manager), avendo potuto aumentare la propria leadership, stringere relazioni più salde con i colleghi e anche aumentare le proprie entrate. Naturalmente la grande maggioranza di questo campione è costituita da uomini con un percorso di carriera già strutturato, mentre a soffrire maggiormente di questa situazione sono state le donne, i lavoratori del front office e i giovani, che in genere hanno situazioni abitative meno stabili e meno adatte al lavoro da remoto. Non a caso il 37% del campione ha dichiarato che le aziende stanno chiedendo troppo ai loro dipendenti in questo momento.

La produttività cresce

Molto interessante è l’analisi che Microsoft ha compiuto partendo dall’uso dei propri dispositivi, da cui per esempio ha registrato che il tempo trascorso su Teams è più che raddoppiato e sta ancora crescendo; che la durata media di una riunione è passata da 35 a 45 minuti; che il 50% delle persone risponde alla chat in non più di 5 minuti; che il 62% delle riunioni online non è programmato. Segnali che confermano come non sia la produttività il problema, quanto piuttosto un’organizzazione che sia in grado di garantire il bilanciamento vita lavoro e il diritto alla disconnessione. Dati che si riflettono nel disagio percepito dai lavoratori: un intervistato su cinque ritiene infatti che il datore di lavoro non prenda in considerazione il work-life balance; il 55% ritiene di lavorare troppo e il 39% ammette di sentirsi esausto. 
La ricerca Microsoft mette in luce però un altro elemento di cui tenere conto: il lavoro a distanza nel periodo della pandemia ha ristretto la possibilità delle persone di entrare in contatto con colleghi non compresi nella cerchia più stretta, mettendo a rischio le innovazioni che possono nascere da un confronto più allargato.