Le donne in cda migliorano le aziende

  • 05/11/2018
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Più donne in consiglio di amministrazione corrisponde a una maggiore redditività delle imprese. Lo dice il rapporto “Gender diversity e performance” delle società quotate in Italia di Consob

Parola di Consob…

Più donne in consiglio di amministrazione uguale più redditività delle imprese. Lo dice il rapporto “Gender diversity e performance” delle società quotate in Italia di Consob, che analizza gli effetti della Legge 120/2011 (meglio conosciuta come Legge Golfo-Mosca) sulle società quotate nel periodo 2008-2016. Se dal 30% attuale si arrivasse al 40% di donne nel Cda si avrebbe un incremento del ROI, cioè della redditività del capitale, del 17%. Che potrebbe salire addirittura al 36% superando la metà della rappresentanza. Secondo Consob la Legge Golfo-Mosca ha poi contribuito a ridurre l’età media dei Cda, aumentare il livello di istruzione e diversificare il background professionale, perché stabilire delle regole di selezione per le donne ha contribuito a migliorare la scelta della componente maschile e a ridurre il fenomeno della cooptazione. Il problema però è garantire una certa “massa critica”: per avere risultati positivi è importante non far scendere la percentuale di quota rosa al di sotto del 17-20%. Impatto positivo confermato anche da altre rilevazioni sul tema, per esempio quella della società di consulenza Spencer Stuart (https://www.spencerstuart.com/research-and-insight/italy-board-index-2017).

L’effetto “a scadenza” della Legge Golfo-Mosca

L’aumento della presenza delle amministratrici donna negli organismi di controllo delle società quotate è stato l’effetto della Legge 120 che, a partire dal 2012, richiedeva al primo rinnovo l’inserimento di almeno 1/5 del genere meno rappresentato. Percentuale che doveva salire a 1/3 con il secondo e terzo rinnovo. I dati hanno al momento dato ragione all’intento delle legislatrici: oggi la presenza di donne in Cda si è stabilizzata al 33,5% nelle aziende private, mentre rimane al 26,2% nelle controllate degli enti pubblici. La legge stabiliva però il vincolo per tre rinnovi del Consiglio di amministrazione. Con le tornate di nomine che cominciano dal 2020 teoricamente il vincolo viene meno e tutto potrebbe tornare come prima.

Quote rosa, legge: cosa succede ora?

Nel luglio scorso nel codice di autodisciplina per le società quotate è stata inserita la “raccomandazione” a mantenere almeno il 30% della presenza femminile. Un elemento che dovrebbe in qualche modo garantire la prosecuzione degli effetti positivi della Legge Golfo-Mosca, ma che non ha un carattere vincolante. E se molte aziende hanno inserito nei loro statuti il richiamo all’equilibrio di genere, altre si sono adeguate al regime transitorio della legge senza però recepire la modifica sostanziale nei loro statuti.

Per questo sarà interessante seguire con attenzione cosa succederà a partire dai prossimi rinnovi societari. Un dato però è già abbastanza chiaro: la presenza di donne in consiglio di amministrazione rischia di essere un fenomeno episodico se non si agisce sulle “seconde linee”, cioè a livello manageriale. Dove oggi, in media, le donne in posizione apicale raggiungono a malapena il 10%. Secondo una ricerca Deloitte-Sda Bocconi solo l’1% delle aziende italiane ha più del 50% di donne in posizioni manageriali. Il 10% ha una quota compresa fra il 25 e il 50%, il 21% si attesta fra il 15 e il 25% di presenza femminile, mentre il grosso del campione si posiziona fra il 5 e 15% (37%) e meno del 5% (11%).

La diversity, strategia vincente

Al di là di quello che succede in Italia, sono sempre di più le grandissime aziende che riconoscono il ruolo positivo della diversity e stanno adottando misure per promuoverla. Non ultima la Nike, primo player dello sportswear al mondo, che ha lanciato programmi di training specifici per aumentare la presenza femminile in azienda, che in questo momento è al 29% a livello di vicepresidenti, e al 48% considerando globalmente i dipendenti.


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