L’Inps “misura” il mercato del lavoro nell’era Covid

  • 14/07/2021
  • 11:00
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L’Inps ha presentato nei giorni scorsi il suo annuale rapporto sull’andamento del mercato del lavoro, ancora più significativo quest’anno perché “misura” l’impatto effettivo del Covid sui lavoratori italiani. Ne emergono dati significativi, sia per quanto riguarda la perdita di posti di lavoro che in merito alla diminuzione del reddito.

L’Inps ha presentato nei giorni scorsi il suo annuale rapporto sull’andamento del mercato del lavoro, ancora più significativo quest’anno perché “misura” l’impatto effettivo del Covid sui lavoratori italiani. Ne emergono dati significativi, sia per quanto riguarda la perdita di posti di lavoro che in merito alla diminuzione del reddito. Il 2020 ha fatto registrare una riduzione del 2,8% del numero degli occupati in Italia, a fronte invece di un calo del Pil del 8,9%. La relativamente bassa diminuzione degli occupati si spiega se si prende in considerazione il dato complessivo delle ore lavorate, che invece è sceso del 7,7%; in calo anche le assunzioni: il dato complessivo è un -28%, ma a essere penalizzate maggiormente sono state quelle a tempo indeterminato (-32%) rispetto a quelle a termine (-27%).

L'esplosione della CIG

In questo anno è "schizzato" verso l’alto il ricorso alla cassa integrazione: l’Inps ha calcolato che, a fronte dei 620mila dell’anno precedente, nel 2020 il numero delle persone che ha fruito di questo ammortizzatore sociale è stato di 6,7 milioni, con la spesa che è cresciuta da 1,4 miliardi (2019) a 18,7 miliardi. Metà dei beneficiari della CIG-Covid ha usufruito della misura per non più di tre mesi, ma per 310mila lavoratori il ricorso alla misura ha avuto una durata di ben dieci mesi. La cassa integrazione è stata lo strumento che ha consentito di attestare la perdita economica al 34% del reddito mediano, mentre, secondo i ricercatori Inps, in assenza di CIG la perdita sarebbe stata del 60%. I dati evidenziano anche come il ricorso alla cassa integrazione abbia riguardato i lavoratori più deboli: infatti, più aumentano il salario, l’anzianità aziendale e l’esperienza lavorativa e meno scatta la CIG.

Crolla la ricerca di lavoro

Lo dimostrano persino i dati di Google: le ricerche che avevano come parole chiave “lavoro” od “offerta di lavoro” sono crollate durante il primo lockdown, per riprendersi un po’ subito dopo l’estate e calare nuovamente con la seconda ondata autunnale. In ogni caso, il livello attuale è ancora inferiore a quello pre-crisi e a quello successivo alla prima ondata. Tale dato si rispecchia nell’aumento degli inattivi (le persone che non hanno un lavoro e non lo stanno cercando) e nel calo dei disoccupati, che in questo momento non è dovuto all’aumento delle assunzioni, ma al fatto che i disoccupati scoraggiati rinunciano a cercare.

L'effetto di quota 100

Il rapporto dell’Inps fotografa anche l’impatto delle varie misure a livello di pensioni. Il primo dato signficativo è che la cosiddetta Quota 100 non ha prodotto l’auspicato ricambio generazionale e l’assunzione di giovani a fronte del pensionamento dei più anziani. L’identikit di chi ha usufruito di questa misura rivela invece che si tratta prevalentemente di lavoratori super-garantiti, in netta prevalenza uomini (180mila rispetto a 73mila donne) con stipendi medio-alti e dipendenti pubblici. Al contrario, Opzione donna ha coinvolto soprattutto lavoratrici con redditi bassi.