Industry 4.0: Chi vince e chi perde nella gara delle professioni

  • 18/09/2017
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Le aziende italiane investono nell’innovazione tecnologica che viene comunemente etichettata come Industry 4.0?


Le aziende italiane investono nell’ innovazione tecnologica che viene comunemente etichettata come Industry 4.0? Non tutte, non troppo. Questo almeno è quello che emerge dai dati presentati dall’Istat in un’audizione alla Commissione Lavoro del Senato. Secondo i ricercatori dell’Istituto di statistica, soltanto in 6 settori del mondo della manifattura (su 22) la maggioranza delle imprese ha dichiarato di voler investire in innovazione tecnologica nel corso del 2017. Sono l’auto-motive, l’elettronica, le apparecchiature elettriche, la farmaceutica, la metallurgia e i macchinari. Va un po’ meglio nel campo dei servizi, ma c’è comunque da registrare un aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, che dovrebbe testimoniare di un lento ma progressivo interesse verso le varie forme di aggiornamento tecnologico, che sia l’utilizzo del cloud, il Customer Relationship Management o i sistemi machine-to-machine per fare qualche esempio. Bene le professioni informatiche, calano i profili “da ufficio” .

Questo seppur lieve incremento nell’investimento in infrastrutture e soluzioni tecnologiche ha un riscontro che l’Istat evidenzia anche dal punto di vista occupazionale: in Italia ci sono oggi circa 750mila persone occupate nelle professioni ICT, con un incremento del 4,9% rispetto allo scorso anno e del 12% rispetto al 2011. Tassi di crescita ben superiori a quelli complessivi dell’occupazione, che si sono attestati a un +1,3% rispetto allo scorso anno e a un +0,7% rispetto al 2011. 

Nel periodo invece hanno sofferto moltissimo le professioni legate a comparti strutturalmente in crisi (le costruzioni prima di tutto) così come quelle più facilmente rimpiazzabili dalla tecnologia: gli addetti alla segreteria, i data entry, i contabili…). Nel complesso, l’analisi dell’Istat rileva come tendano a crescere tutte le professioni contraddistinte da un elevato livello di complessità (anche senza contenuti tecnologici) o al contrario quelle “molto elementari”. In crescita i servizi alla persona, Assistenza alla persona, ristorazione, addetti alle vendite al minuto, servizi sanitari: secondo l’Istat sono settori che hanno fatto registrare un incremento dell’occupazione, insieme ai tecnici della produzione manifatturiera e agli specialisti nel marketing. Ma il problema è ancora il deficit di competenze: in Italia le professioni informatiche occupano il 3,3% del totale degli occupati a fronte di un 3,6% della Francia e del 3,7% della Germania. Ma solo il 23% del totale dei lavoratori ha un livello sufficiente di competenze digitali, mentre la media europea si attesta al 33%.