Il personal branding

  • 15/09/2017
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Ammettiamolo: fino all’altro ieri nessuno di noi pensava di dover creare un piano di marketing per promuovere se stesso nel mondo del lavoro.


Ammettiamolo: fino all’altro ieri nessuno di noi pensava di dover creare un piano di marketing per promuovere se stesso nel mondo del lavoro. Bastava un buon cv, un po’ di network offline, la presenza magari un po’ statica su Linkedin, la conoscenza con un cacciatore di teste. Non che tutto questo non serva più, ma il ricorso sempre maggiore al recruiting online (considerato da molti uno dei top trend del mondo del lavoro per il 2017) ha cambiato le carte in tavola.

Perché, da una parte, “farsi trovare” in rete fra migliaia di candidature non è semplice. Ma, dall’altra, si può star certi che qualsiasi caduta di stile, qualsiasi commento inappropriato o foto non proprio elegante finirà sotto la lente d’ingrandimento dei recruiter, per trasformarsi in una bocciatura. Secondo un’indagine americana, il 70% dei selezionatori ha ammesso di aver rifiutato candidati sulla base delle informazioni scovate in rete (così come il 41% in Gran Bretagna), e l’85% che la reputazione online incide sulla decisione di assumerli o meno.

Per questo il personal branding è diventato indispensabile: la reputazione personale e professionale è un valore inestimabile per la carriera, e va costruita, coltivata, maneggiata con molta cura. Partendo dai social network, ma senza trascurare nessun altro ambito di relazione.

Abbiamo chiesto a Giuseppe Guerra, Director di Spring, qualche consiglio: “Oggi il personal branding è fondamentale per muoversi nel mondo del lavoro. La reputazione è il vero patrimonio professionale di ogni lavoratore, e se non si lavora per conservarla e incrementarla le possibilità di entrare nel mirino dei recruiter sono davvero poche”. Insomma, si rischia di perdere opportunità interessanti per non aver sfruttato tutte le possibilità della rete? “Quando cerco un candidato, una delle prime cose che faccio è scandagliare la rete, e LinkedIn in particolare, per trovare profili adatti alla mia ricerca”, spiega Guerra. “Per questo bisogna esserci, con un curriculum dinamico, aggiornato in tempo reale, che non si perda in una montagna di informazioni inutili o datate ma faccia emergere le peculiarità del candidato, il perché dovrei assumere proprio lui..”.

Conta molto anche il network: “Certamente”, sottolinea il direttore di Spring. “In LinkedIn non guardo solo il cv, ma anche la rete che il candidato ha costruito, le persone con cui è in contatto, i gruppi a cui partecipa e quello che condivide. E comunque, più vasto è il nostro network, più possibilità ho di emergere in qualche ricerca. Quindi io consiglio di lavorare per allargare la rete online il più possibile. Si può cominciare dai biglietti da visita che ognuno di noi ha accumulato: vedere se tutte queste persone hanno un profilo social e entrare in contatto ci dà la possibilità di mantenere attivi dei canali che altrimenti si chiuderebbero”.

Sui social bisogna esserci, questo è indubbio, ma serve esserci con coerenza: “Altra cosa che noi recruiter facciamo sempre è una ricerca su Google del nome del candidato. Per questo bisogna fare attenzione a foto o contenuti inappropriati. Anche social che sembrano appartenere solo alla sfera privata come Facebook, in realtà mostrano informazioni che possono influenzare la scelta di un candidato”, conclude Giuseppe Guerra.

Come cominciare a fare personal branding?

Costruire il personal branding è un’attività che richiede tempo, dedizione e costanza, perché i risultati non si vedono dall’oggi al domani. Come in un piano marketing che si rispetti bisogna individuare l’obiettivo che si vuole raggiungere, decidere quali caratteristiche uniche potrebbero far emergere il proprio profilo sugli altri (una super-specializzazione? un mix unico di competenze?) e quali canali attivare per farsi conoscere a seconda delle propensioni personali. Se abbiamo un corposo bagaglio tecnico che ci può accreditare come punto di riferimento nel nostro settore pubblicare approfondimenti su LinkedIn può essere la strada giusta. Se sappiamo essere veloci e incisivi Twitter è il nostro mezzo. Con un’avvertenza fondamentale: il personal branding paga se si è coerenti e, soprattutto, sempre veritieri.

Qualche consiglio pratico

  • Se decidete di utilizzare la vostra presenza sui social network ai fini professionali prendetevi un po’ di tempo per organizzare la vostra strategia: individuate gli ambiti in cui volete muovervi (candidarvi per un posto nel fashion richiede uno “stile” diverso rispetto alla finanza e potrebbe consigliare una presenza su Instagram invece che su altri social), focalizzate i vostri punti di forza, scegliete delle fotografie che vi rispecchino (vietate quelle in costume da bagno!), trovate un “linguaggio” coerente che vi possa rappresentare su tutti i social. 
  • Guardatevi in giro: studiate i profili di quelli che potrebbero essere i punti di riferimento del vostro settore, dei colleghi che vi sembrano più attivi sui network, per capire come muovervi, quali contenuti postare o condividere, quali gruppi professionali è utile seguire.
  • Costruite con attenzione il vostro profilo LinkedIn: dev’essere sintetico ma significativo, mettere in luce le vostre competenze più attrattive senza perdersi in esperienze lavorative di 20 anni fa o in un infinito elenco di corsi. Attenzione alle parole: proprio LinkedIn stila ogni anno un elenco di quelle abusate, che bisognerebbe proprio evitare, fra cui specializzato, leadership, con esperienza, appassionato, strategico, creativo… Però è indispensabile usare parole chiave che siano allineate con le job description che potrebbero interessarvi, per “farvi trovare” dai recruiter.
  • La costanza è dote vincente sui social: inutile creare un ottimo profilo e tenerlo dormiente, bisogna al contrario farlo vivere postando contenuti rilevanti, condividendo, partecipando a gruppi e blog di riferimento per il proprio ambito professionale. Può essere utile decidere di dedicare a questo lavoro di aggiornamento un momento preciso del giorno o della settimana, per non rischiare di dimenticarsi di farlo.