Il lavoro al tempo del Coronavirus

  • 20/03/2020
  • 09:32
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“Ricorso al lavoro agile come modalità ordinaria di svolgimento dell’attività lavorativa”: sta in questa frase, contenuta nella direttiva 2/2020 del Ministro per la Pubblica Amministrazione Dadone, e in particolare nell’aggettivo “ordinaria”, il senso della novità radicale che sta coinvolgendo in questi giorni il mondo del lavoro.

Ricorso al lavoro agile come modalità ordinaria di svolgimento dell’attività lavorativa”: sta in questa frase, contenuta nella direttiva 2/2020 del Ministro per la Pubblica Amministrazione Dadone, e in particolare nell’aggettivo “ordinaria”, il senso della novità radicale che sta coinvolgendo in questi giorni il mondo del lavoro. Quello che fino a qualche settimana fa era un modello che coinvolgeva circa 570mila lavoratori italiani, perlopiù di grandi aziende o realtà multinazionali, sta ora diventando la norma per moltissimi. Anche nella Pubblica Amministrazione, tradizionalmente il settore più refrattario al cambiamento. Una sperimentazione obbligata, che sicuramente avrà un impatto anche per il futuro.

Cosa serve per attivare lo smart working?

Le procedure da questo punto di vista sono state semplificate: l’azienda che mette il proprio dipendente in modalità di lavoro agile deve come prima cosa fare una comunicazione attraverso il portale Cliclavoro e successivamente inviare per via telematica l’informativa sulla sicurezza. Proprio per fronteggiare la situazione particolare le nuove norme prevedono che fino al 31 luglio prossimo non sia necessario il requisito dell’accordo scritto fra azienda e dipendente. In questa prima fase molta attenzione è posta anche al problema della privacy e al trasferimento dei dati in modalità sicura, ma per molti il problema sarà anche di capire, nel concreto, cosa significa lavoro agile e quali modalità di controllo del risultato sia necessario attuare.

La filosofia del lavoro agile

Anche per affrontare questo ultimo punto serve tenere a mente cos’è davvero lo smart working: secondo una definizione data dall’Osservatorio del Politecnico di Milano, che sin dall’inizio ha monitorato e sostenuta questa nuova modalità di organizzazione del lavoro, lo smart working è una “nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare, a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”. L’accento si sposta quindi dalla misurazione degli orari a una più complessiva misurazione della produttività. Il che richiede certamente un’adesione piena e convinta a questa modalità a partire dai manager.

Qualche consiglio

Per chi non ha mai fatto smart working la nuova esperienza può essere spiazzante e dare luogo a due eccessi: il non abbandonare mai il computer per paura di “misurazioni” della performance ma anche la difficoltà a mantenere la giusta concentrazione in un ambiente che non è quello dell’ufficio. Per questo è sicuramente utile crearsi una routine, che prevede quali tempi dedicare al lavoro nel corso della giornata, così come provare a stabilire ove possibile le attività da portare a termine. Importante è anche mantenere il contatto con i colleghi, utilizzando sistemi di videoconferenza come Skype o Zoom. A disposizione di chi lavora da casa ci sono poi anche una serie di soluzioni (Microsoft Teams, Google Hangout, Slack e altre) che consentono di lavorare in team scambiando documenti.

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