Google apre la strada alla trasformazione degli uffici

  • 11/05/2021
  • 19:00
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Fra le mille incertezze che hanno caratterizzato la nostra convivenza con la pandemia, ora una quasi certezza sembra esserci: per moltissime aziende, probabilmente la maggioranza, settembre sarà il momento della svolta, quello in cui, complici i progressi della campagna vaccinale, si potrà pensare al ritorno del lavoro in presenza.

Fra le mille incertezze che hanno caratterizzato la nostra convivenza con la pandemia, ora una quasi certezza sembra esserci: per moltissime aziende, probabilmente la maggioranza, settembre sarà il momento della svolta, quello in cui, complici i progressi della campagna vaccinale, si potrà pensare al ritorno del lavoro in presenza. I responsabili HR stanno lavorando a questo rientro, anche se è chiaro che il nastro non potrà semplicemente essere riavvolto e riportato al periodo pre-Covid: troppi i mutamenti intervenuti in questo lasso di tempo per pensare di riportare tutti e sempre in ufficio. Le aziende hanno verificato che il lavoro a distanza non abbatte la produttività, ma certamente i costi fissi degli uffici, mentre i dipendenti hanno sperimentato il piacere di eliminare il tempo perso negli spostamenti, ma anche un certo senso di solitudine e il rischio di abbattere qualsiasi barriera fra momenti di lavoro e di vita. Esperienze ed esigenze che ora devono trovare una sintesi in un nuovo modello organizzativo.

Il progetto di Google

Con i suoi 230mila dipendenti da riportare al lavoro in sicurezza, Google ha affrontato il problema per tempo, avendo calcolato che per mantenere le misure di sicurezza avrebbe potuto utilizzare solo una scrivania su tre. Per questo ha incaricato un gruppo di consulenti, fra cui sociologi che studiano le peculiarità della Generazione Z, di trovare soluzioni alternative rispetto al caotico open space, che già prima della pandemia mostrava i suoi limiti, per esempio per la concentrazione dei dipendenti. Ne è emerso un progetto pilota, che coinvolgerà il 10% degli spazi aziendali, e che Google ha costruito seguendo tre concetti chiave: si lavora ovunque, e non solo in ufficio; lo spazio di lavoro deve essere mutevole e flessibile; le postazioni devono avere qualcosa in più che scrivanie, sedie e una serie di servizi. Il tutto si basa sulla consapevolezza che non sarà più possibile obbligare il dipendente a recarsi in ufficio cinque giorni su cinque.

L'ufficio si sposta all'aperto

Nella Silicon Valley, dove il meteo lo consente, Google ha trasformato un parcheggio in un giardino-ufficio vasto come quattro campi da tennis, che favorirà il lavoro in team che alimenta la creatività e che è mancato durante la pandemia. All’interno sono invece state studiate aree in cui un set di mobili componibili permetterà di allestire quotidianamente lo spazio secondo le esigenze di chi lo utilizza: scrivanie che assumeranno la configurazione desiderata dall’utente semplicemente con l’utilizzo del badge; sistemi di aerazione che permetteranno di personalizzare riscaldamento e raffrescamento delle postazioni; pareti “gonfiabili” da poter installare quando è necessario un supplemento di privacy e montate velocemente da un robot. Ovviamente quello di Google è un progetto pilota, la cui bontà sarà verificata con il ritorno delle persone in ufficio, ma è un progetto che sicuramente ha ragionato sulle trasformazioni ormai inevitabili negli ambienti di lavoro e che proprio per questo è destinato ad aprire la strada a moltissimi cambiamenti.

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Oltre a capire come organizzare gli spazi, è importante comprendere quali saranno le skill maggiormente richieste in futuro per avere successo in ambito professionale. Approfondiscilo nel nostro articolo: La skill del futuro si chiama antifragilità.