Generation Pay Gap: per i giovani salari più bassi

  • 22/12/2020
  • 12:00
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L’Italia non è un paese per giovani. Se ancora ce ne fosse bisogno, a confermarlo arriva l’indagine "Generation Gap and Workforce Ageing", curata da JobPricing per Spring Italia, uno studio particolarmente curato e approfondito, che mette in relazione due temi apparentemente distanti fra loro: da un lato, le difficoltà delle generazioni più giovani a entrare e farsi strada nel mondo del lavoro e, dall’altro, il progressivo invecchiamento della forza lavoro, con il rischio di marginalizzazione degli over 55.

L’Italia non è un paese per giovani. Se ancora ce ne fosse bisogno, a confermarlo arriva l’indagine "Generation Gap and Workforce Ageing", curata da JobPricing per Spring Italia, uno studio particolarmente curato e approfondito, che mette in relazione due temi apparentemente distanti fra loro: da un lato, le difficoltà delle generazioni più giovani a entrare e farsi strada nel mondo del lavoro e, dall’altro, il progressivo invecchiamento della forza lavoro, con il rischio di marginalizzazione degli over 55.

Qualche dato

Tutta l’Europa, e l’Italia in modo ancora più evidente, sono alle prese con un fenomeno di invecchiamento della popolazione: se nel 2005 la quota di popolazione europea era del 13,8%, oggi siamo già al 17,2%, con la prospettiva di arrivare a un terzo del totale nel 2060. E l’Italia, che ha uno dei tassi di natalità più basso in assoluto, sarà fra i primi Paesi a superare questa soglia. Anche le presenza delle varie fasce generazionali nel mercato del lavoro italiano fornisce un’idea precisa di questa tendenza in atto: se nel 1994 i giovani con meno di 35 anni rappresentavano il 43,5% della forza lavoro, nel 2019 la percentuale è crollata al 24,4%, con il tasso di disoccupazione pari al 29,2%, quasi il doppio della forza lavoro. L’European Trade Union Confederation, sulla base delle previsioni sul Pil europeo, prevede un balzo dal 15,4% al 26% della disoccupazione giovanile nel prossimo anno.

Giovani contro anziani?

Dal punto di vista della presenza nel mondo del lavoro (e della retribuzione) è evidente che esiste fra le due fasce anagrafiche una battaglia silenziosa. Gli over 55 sono gli unici che hanno visto aumentare la propria presenza dopo il 2014, ma, al tempo stesso, esiste un problema di obsolescenza dei lavoratori più anziani, dovuta al rapido mutamento delle tecnologie e degli strumenti produttivi. Si crea così un corto circuito, che da un lato “costringe” i lavoratori più "grandi" a rimanere in attività, visti gli spostamenti dell’età pensionabile, e che, dall’altro, li vede sempre più deboli e a rischio di emarginazione proprio per l’obsolescenza delle loro competenze.

La crisi del 2008

C’è uno spartiacque temporale per questo fenomeno: la crisi del 2008. Da quel momento le fasce più giovani della popolazione (le donne in modo particolare) hanno visto peggiorare sensibilmente la loro condizione lavorativa, sia in termini di possibilità di impiego che di livelli di retribuzione, e lo shock dovuto al Covid rischia di allargare ancora di più questo solco fra generazioni. Paradossalmente il divario è ancora più ampio nei settori a più alta velocità di trasformazione, come l’IT o quello farmaceutico: in questi ambiti risulta più elevata la differenza fra le retribuzioni degli under 30 e quelle degli over 50, per quanto il fenomeno sia in parte attenuato dal fatto che gli stipendi siano mediamente più alti di quelli degli altri settori.

Due lati della stessa medaglia

Siamo quindi di fronte a due lati, opposti ma complementari, della stessa medaglia, e per questo servirebbe un ragionamento complessivo sul tema. Se infatti uno dei problemi che impedisce l’ingresso dei più giovani nel mondo produttivo è il disallineamento tra lecompetenze maturate in ambito scolastico e le richieste delle aziende, è evidente che le fasce più anziane potrebbero aiutare a colmare questo gap con delle attività di mentoring, che a loro volta potrebbero contribuire a ridurre la marginalizzazione e l’obsolescenza dei lavoratori nelle fasi conclusive della carriera. In ogni caso il Generation Gap retributivo è un tema che merita un approfondimento serio e obiettivo.

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