Il lavoro agile ha un futuro: si chiama FOR Working

  • 16/06/2021
  • 11:30
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Se c’è qualcosa che non ritornerà alla normalità pre-Covid, neppure con la fine della pandemia, è sicuramente il modello organizzativo del lavoro. Quell’enorme laboratorio di innovazione sociale che è stato lo smart working ha prodotto risultati talmente sorprendenti che è impossibile tornare indietro: infatti l’emergenza sanitaria ha costretto anche i più scettici a misurarsi con le potenzialità del lavoro fuori dall’ufficio. 

Se c’è qualcosa che non ritornerà alla normalità pre-Covid, neppure con la fine della pandemia, è sicuramente il modello organizzativo del lavoro. Quell’enorme laboratorio di innovazione sociale che è stato lo smart working ha prodotto risultati talmente sorprendenti che è impossibile tornare indietro: infatti l’emergenza sanitaria ha costretto anche i più scettici a misurarsi con le potenzialità del lavoro fuori dall’ufficio. I risultati in termini di produttività e i risparmi sui costi fissi hanno fatto sì che il dibattito ormai non sia più concentrato sul fare o meno lo smart working, ma semplicemente su quanto spingere avanti il processo per non rischiare di subire perdite dal punto di vista dell’engagement e della creatività che si sviluppa soltanto durante le interazioni personali.

Un moderno rapporto di lavoro subordinato

L’applicazione dello smart working è stata possibile sulla base della legge 81/2017, che disciplina il cosiddetto “lavoro agile”. Tale norma pone l’accento sulla flessibilità organizzativa e delega a un accordo individuale la gestione di questa modalità innovativa di rapporto di lavoro. Tuttavia, essa non esclude la possibilità di firmare accordi a livello di contrattazione collettiva ed è proprio quanto hanno fatto Federchimica e Farmindustria con le organizzazioni di Cgil, Cisl e Uil del settore chimico. Ne è scaturito un documento innovativo, che potrebbe aprire la strada a un nuovo modello di contratto di lavoro subordinato: il nome è F.O.R. Working, dove F.O.R. è l’acronimo di Flessibilità-Obiettivi-Risultati. Tale accordo dichiara di volersi distinguere da istituti quali il telelavoro e il lavoro agile per “preservare la flessibilità tipica di queste modalità di lavoro e lasciare all'azienda la definizione delle regole di dettaglio adeguate a tenere conto delle specifiche esigenze”: una cornice normativa al cui interno dovranno essere declinate le necessità delle diverse tipologie di attività. In sostanza, dichiarano le parti, “un moderno rapporto di lavoro subordinato”.

Niente tempi, nè luoghi

Il F.O.R. working non ha tempi né luoghi di lavoro prestabiliti, e nessun obbligo di reperibilità. Il lavoratore dovrà ottemperare al suo contratto non più fornendo la propria prestazione in termini di ore lavorate, bensì di obiettivi raggiunti. E’ evidente come questa nuova modalità richieda un profondo cambiamento culturale e organizzativo, che l’accordo dei chimici intende supportare con l’elaborazione di alcune linee guida e favorendo la sperimentazione. A oggi ad avere avviato la prima fase di questa esperienza è la multinazionale Sasol, che ha coinvolto una ventina di dipendenti della sede milanese, ma è evidente che l’obiettivo, sia della parte datoriale che di quella sindacale dei chimici, è di fare scuola e promuovere una vera rivoluzione organizzativa. Rivoluzione che, una volta compiuta, modificherà dalle fondamenta il concetto di lavoro subordinato e necessiterà sicuramente di una nuova cornice legislativa in cui inserirlo.

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