Focus Industria 4.0: obiettivo up-skilling

  • 18/01/2019
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  • Insights

Negli ultimi anni il dibattito sull’impatto delle nuove tecnologie sul mondo del lavoro è stato, di fatto, uno scontro fra due posizioni inconciliabili: chi vede la cancellazione progressiva di quasi la metà dei posti di lavoro e chi invece ipotizza milioni di nuove opportunità. Nel report del World Economic Forum si cerca di fare chiarezza.

Catastrofisti contro ottimisti: negli ultimi anni il dibattito sull’impatto delle nuove tecnologie sul mondo del lavoro è stato, di fatto, uno scontro fra due posizioni inconciliabili. Con i primi a dipingere un futuro prossimo con la cancellazione progressiva di quasi la metà dei posti di lavoro, e i secondi a descrivere milioni di nuove opportunità. Parlando di Industria 4.0 certo è difficile dire cosa succederà davvero, o almeno ipotizzare uno scenario sufficientemente realistico. Ci ha provato, a distanza di due anni dal precedente report, The Future of Job 2018 del World Economic Forum (l’intero rapporto si può consultare qui: http://www3.weforum.org/docs/WEF_Future_of_Jobs_2018.pdf). Secondo gli esperti del WEF entro il 2022 le nuove tecnologie creeranno nel mondo 133 milioni di posti di lavoro in più, a fronte di 75 milioni di occupati che perderanno il loro lavoro per l’effetto dell’aumento dell’utilizza di robotica, intelligenza artificiale, Big Data e altro.

Industria 4.0: una previsione in chiaroscuro

Se il saldo fra creazione e distruzione posti di lavoro è considerato positivo, il rapporto del World Economic Forum dà anche qualche elemento di valutazione in più. Intanto individua in Mobile Internet, Intelligenza Artificiale, analisi dei Big Data e tecnologie cloud i principali responsabili del cambiamento, che impatteranno principalmente sui settori del terziario e dei servizi. In alcuni casi facendo scomparire figure tradizionali, in altre trasformandole. Un esempio è quello di medici e infermieri: possibile che le soluzioni robotiche li sostituiscano in alcuni compiti, ma potrebbero essere chiamati a nuove attività “a distanza” grazie alla telemedicina. Difficile prevedere se e quando i robot umanoidi sostituiranno l’attività dell’uomo in alcuni servizi. Al momento quello che si sa è che il settore che più ha investito per inserire questo tipo di strumenti è quello della Finanza. Gli esperti del World Economic Forum hanno però valutato che se oggi il 71% delle ore di lavoro sono fatte dagli uomini e il 29% dalle macchine, entro il 2022 la proporzione potrebbe ridisegnarsi, arrivando a un 42% di ore lavorate dalle macchine.

Nuovi profili e formazione

Ci sono naturalmente profili professionali che avranno sempre più mercato, a partire dagli specialisti in Intelligenza Artificiale, Big Data, Process Automation, gli esperti nell’interazione uomo-robot, gli ingegneri robotici, gli specialisti della Block Chain ma anche di e-commerce e social media. Rimarranno in buona posizione i profili che richiedono una forte componente di pensiero umano, dagli esperti di marketing a quelli di del settore vendite fino all’organizzazione del lavoro. Per quasi tutti ci sarà la necessità imprescindibile di formazione: gli esperti del WEF prevedono che entro il 2022 almeno il 54% dei lavoratori dovrà intraprendere un percorso di re o di up-skilling. Un punto davvero cruciale: “Per evitare uno scenario in cui tutti perdono, con le aziende che non riescono a trovare personale e nel contempo l’aumento della disoccupazione e la crescita della diseguaglianza”, si legge nel report, “è indispensabile che le organizzazioni si assumano la responsabilità di supportare i dipendenti nei processi di formazione, riconoscendo il fatto che le persone sono un asset strategico”. Formazione che non riguarderà solo la componente tecnologica, ma anche e sempre di più le competenze trasversali, dall’intelligenza emotiva al pensiero critico, dalla resilienza alla capacità di negoziazione.

Tre possibili scenari

Per capire quali potrebbero essere gli scenari del futuro prossimo può essere utile leggere l’analisi di Morning Future. Un dato che emerge già, e che chiama in causa anche la politica e la sua capacità di creare opportunità di formazione, si trova nuovamente nelle pagine del Report del WEF: il 74% delle aziende intervistate ha dichiarato che il primo elemento da valutare in vista dell’ipotesi di trasferimento di sede o di aperture di nuovi impianti produttivi è la disponibilità di personale qualificato nelle varie aree prese in esame. La presenza o meno di contratti di lavoro flessibili, la disponibilità di strutture o la facilità di approvvigionamento di materie prime sono elementi secondari.

In questa sezione trovate raccolto un ampio approfondimento sul tema Industria 4.0, vi ricordiamo che il 13-15 febbraio 2019 saremo presenti come Partner Strategico della Fiera A&T Automation & Testing di Torino.



Secondo un rapporto redatto lo scorso anno dal Centro Studi di Confindustria, il 46% delle aziende italiane con più di 10 dipendenti rientra nella categoria degli “Analogici”: realtà imprenditoriali che non hanno ancora neppure intrapreso il percorso verso la trasformazione digitale. Un dato certamente non confortante, soprattutto se letto in parallelo a un’altra delle rilevazioni di questo rapporto: il 90% delle aziende italiane non ha competenze ICT al proprio interno in grado di guidare la trasformazione verso quelli che ormai unanimemente sono indicati come i grandi trend dell’innovazione, dall’Intelligenza artificiale ai Big Data, dall’Internet of Think alle soluzioni cloud.

La rivoluzione digitale non può attendere

Se il dato di partenza segnala un sistema produttivo ancora digitalmente immaturo, qualche segnale positivo alla fine è arrivato dalla Manovra di Bilancio appena approvata. Che dopo qualche iniziale ripensamento ha dato continuità a molte delle misure previste dal piano Industry 4.0 del precedente governo. A cominciare dall’ormai famoso Iperammortamento per gli investimenti legati all’innovazione digitale. L’agevolazione sarà ancora possibile per le spese in questo settore sostenute dalle aziende fino al 31 dicembre del 2019, ma anche sino al 31 dicembre 2020 a patto che il 20% del costo venga sostenuto entro fine 2019. L’iperammortamento è stato fissato al 270% fino a 2,5 milioni di investimento, per scendere al 200% nella fascia fra 2,5 e 10 milioni e al 150% fra i 10 e i 20 milioni. Fra le innovazioni la possibilità di inserire in questa misura anche investimenti per l’acquisto di soluzioni di cloud computing e una percentuale della spesa che può essere destinata a beni immateriali, sotto forma di software, applicazioni e altri strumenti di digitalizzazione. È sceso invece al 25% il credito d’imposta ottenibile per chi investe in Ricerca e Sviluppo.

Spazio ai manager digitali

Una delle misure contenute nella Finanziaria potrebbe contribuire a ridurre uno dei gap più presenti nelle aziende italiane: la mancanza di professionalità in grado di guidare la transizione verso il digitale e l’innovazione nel suo complesso. Micro e piccole imprese potranno infatti accedere a rimborsi fino al 50% della spesa necessaria ad acquisire la consulenza di manager digitali, fino a 40mila euro l’anno. Stessa opportunità ma con importi ridotti per le medie imprese, che avranno diritto a un rimborso del 30% su una spesa massima di 25mila euro.

A A&T Torino il punto sull’innovazione

Per le aziende in cerca di soluzioni applicabili e best practice da replicare, un appuntamento da non perdere è quello con l’edizione 2019 di Automation&Testing a Torino, la fiera dedicata a Industry 4.0, robotica, tecnologie innovative, in programma all’Oval Lingotto dal 13 al 15 febbraio. La fiera sarà l’occasione per fare il punto sulle applicazioni pratiche delle nuove tecnologie in tutte le fasi della filiera produttiva, grazie alla presentazione di molti casi concreti. Un focus particolare sarà poi dedicato al pre-requisito indispensabile per introdurre con successo qualsiasi elemento di digitalizzazione o automazione: la formazione del capitale umano, elemento chiave di qualsiasi strategia di innovazione, e in questo momento uno dei principali ostacoli per la modernizzazione del nostro sistema produttivo. (https://www.aetevent.com).


Secondo un rapporto redatto lo scorso anno dal Centro Studi di Confindustria, il 46% delle aziende italiane con più di 10 dipendenti rientra nella categoria degli “Analogici”: realtà imprenditoriali che non hanno ancora neppure intrapreso il percorso verso la trasformazione digitale. Un dato certamente non confortante, soprattutto se letto in parallelo a un’altra delle rilevazioni di questo rapporto: il 90% delle aziende italiane non ha competenze ICT al proprio interno in grado di guidare la trasformazione verso quelli che ormai unanimemente sono indicati come i grandi trend dell’innovazione, dall’Intelligenza artificiale ai Big Data, dall’Internet of Think alle soluzioni cloud.

La rivoluzione digitale non può attendere

Se il dato di partenza segnala un sistema produttivo ancora digitalmente immaturo, qualche segnale positivo alla fine è arrivato dalla Manovra di Bilancio appena approvata. Che dopo qualche iniziale ripensamento ha dato continuità a molte delle misure previste dal piano Industry 4.0 del precedente governo. A cominciare dall’ormai famoso Iperammortamento per gli investimenti legati all’innovazione digitale. L’agevolazione sarà ancora possibile per le spese in questo settore sostenute dalle aziende fino al 31 dicembre del 2019, ma anche sino al 31 dicembre 2020 a patto che il 20% del costo venga sostenuto entro fine 2019. L’iperammortamento è stato fissato al 270% fino a 2,5 milioni di investimento, per scendere al 200% nella fascia fra 2,5 e 10 milioni e al 150% fra i 10 e i 20 milioni. Fra le innovazioni la possibilità di inserire in questa misura anche investimenti per l’acquisto di soluzioni di cloud computing e una percentuale della spesa che può essere destinata a beni immateriali, sotto forma di software, applicazioni e altri strumenti di digitalizzazione. È sceso invece al 25% il credito d’imposta ottenibile per chi investe in Ricerca e Sviluppo.

Spazio ai manager digitali

Una delle misure contenute nella Finanziaria potrebbe contribuire a ridurre uno dei gap più presenti nelle aziende italiane: la mancanza di professionalità in grado di guidare la transizione verso il digitale e l’innovazione nel suo complesso. Micro e piccole imprese potranno infatti accedere a rimborsi fino al 50% della spesa necessaria ad acquisire la consulenza di manager digitali, fino a 40mila euro l’anno. Stessa opportunità ma con importi ridotti per le medie imprese, che avranno diritto a un rimborso del 30% su una spesa massima di 25mila euro.

A A&T Torino il punto sull’innovazione

Per le aziende in cerca di soluzioni applicabili e best practice da replicare, un appuntamento da non perdere è quello con l’edizione 2019 di Automation&Testing a Torino, la fiera dedicata a Industry 4.0, robotica, tecnologie innovative, in programma all’Oval Lingotto dal 13 al 15 febbraio. La fiera sarà l’occasione per fare il punto sulle applicazioni pratiche delle nuove tecnologie in tutte le fasi della filiera produttiva, grazie alla presentazione di molti casi concreti. Un focus particolare sarà poi dedicato al pre-requisito indispensabile per introdurre con successo qualsiasi elemento di digitalizzazione o automazione: la formazione del capitale umano, elemento chiave di qualsiasi strategia di innovazione, e in questo momento uno dei principali ostacoli per la modernizzazione del nostro sistema produttivo. (https://www.aetevent.com).


Secondo un rapporto redatto lo scorso anno dal Centro Studi di Confindustria, il 46% delle aziende italiane con più di 10 dipendenti rientra nella categoria degli “Analogici”: realtà imprenditoriali che non hanno ancora neppure intrapreso il percorso verso la trasformazione digitale. Un dato certamente non confortante, soprattutto se letto in parallelo a un’altra delle rilevazioni di questo rapporto: il 90% delle aziende italiane non ha competenze ICT al proprio interno in grado di guidare la trasformazione verso quelli che ormai unanimemente sono indicati come i grandi trend dell’innovazione, dall’Intelligenza artificiale ai Big Data, dall’Internet of Think alle soluzioni cloud.

La rivoluzione digitale non può attendere

Se il dato di partenza segnala un sistema produttivo ancora digitalmente immaturo, qualche segnale positivo alla fine è arrivato dalla Manovra di Bilancio appena approvata. Che dopo qualche iniziale ripensamento ha dato continuità a molte delle misure previste dal piano Industry 4.0 del precedente governo. A cominciare dall’ormai famoso Iperammortamento per gli investimenti legati all’innovazione digitale. L’agevolazione sarà ancora possibile per le spese in questo settore sostenute dalle aziende fino al 31 dicembre del 2019, ma anche sino al 31 dicembre 2020 a patto che il 20% del costo venga sostenuto entro fine 2019. L’iperammortamento è stato fissato al 270% fino a 2,5 milioni di investimento, per scendere al 200% nella fascia fra 2,5 e 10 milioni e al 150% fra i 10 e i 20 milioni. Fra le innovazioni la possibilità di inserire in questa misura anche investimenti per l’acquisto di soluzioni di cloud computing e una percentuale della spesa che può essere destinata a beni immateriali, sotto forma di software, applicazioni e altri strumenti di digitalizzazione. È sceso invece al 25% il credito d’imposta ottenibile per chi investe in Ricerca e Sviluppo.

Spazio ai manager digitali

Una delle misure contenute nella Finanziaria potrebbe contribuire a ridurre uno dei gap più presenti nelle aziende italiane: la mancanza di professionalità in grado di guidare la transizione verso il digitale e l’innovazione nel suo complesso. Micro e piccole imprese potranno infatti accedere a rimborsi fino al 50% della spesa necessaria ad acquisire la consulenza di manager digitali, fino a 40mila euro l’anno. Stessa opportunità ma con importi ridotti per le medie imprese, che avranno diritto a un rimborso del 30% su una spesa massima di 25mila euro.

A A&T Torino il punto sull’innovazione

Per le aziende in cerca di soluzioni applicabili e best practice da replicare, un appuntamento da non perdere è quello con l’edizione 2019 di Automation&Testing a Torino, la fiera dedicata a Industry 4.0, robotica, tecnologie innovative, in programma all’Oval Lingotto dal 13 al 15 febbraio. La fiera sarà l’occasione per fare il punto sulle applicazioni pratiche delle nuove tecnologie in tutte le fasi della filiera produttiva, grazie alla presentazione di molti casi concreti. Un focus particolare sarà poi dedicato al pre-requisito indispensabile per introdurre con successo qualsiasi elemento di digitalizzazione o automazione: la formazione del capitale umano, elemento chiave di qualsiasi strategia di innovazione, e in questo momento uno dei principali ostacoli per la modernizzazione del nostro sistema produttivo. (https://www.aetevent.com).


Secondo un rapporto redatto lo scorso anno dal Centro Studi di Confindustria, il 46% delle aziende italiane con più di 10 dipendenti rientra nella categoria degli “Analogici”: realtà imprenditoriali che non hanno ancora neppure intrapreso il percorso verso la trasformazione digitale. Un dato certamente non confortante, soprattutto se letto in parallelo a un’altra delle rilevazioni di questo rapporto: il 90% delle aziende italiane non ha competenze ICT al proprio interno in grado di guidare la trasformazione verso quelli che ormai unanimemente sono indicati come i grandi trend dell’innovazione, dall’Intelligenza artificiale ai Big Data, dall’Internet of Think alle soluzioni cloud.

La rivoluzione digitale non può attendere

Se il dato di partenza segnala un sistema produttivo ancora digitalmente immaturo, qualche segnale positivo alla fine è arrivato dalla Manovra di Bilancio appena approvata. Che dopo qualche iniziale ripensamento ha dato continuità a molte delle misure previste dal piano Industry 4.0 del precedente governo. A cominciare dall’ormai famoso Iperammortamento per gli investimenti legati all’innovazione digitale. L’agevolazione sarà ancora possibile per le spese in questo settore sostenute dalle aziende fino al 31 dicembre del 2019, ma anche sino al 31 dicembre 2020 a patto che il 20% del costo venga sostenuto entro fine 2019. L’iperammortamento è stato fissato al 270% fino a 2,5 milioni di investimento, per scendere al 200% nella fascia fra 2,5 e 10 milioni e al 150% fra i 10 e i 20 milioni. Fra le innovazioni la possibilità di inserire in questa misura anche investimenti per l’acquisto di soluzioni di cloud computing e una percentuale della spesa che può essere destinata a beni immateriali, sotto forma di software, applicazioni e altri strumenti di digitalizzazione. È sceso invece al 25% il credito d’imposta ottenibile per chi investe in Ricerca e Sviluppo.

Spazio ai manager digitali

Una delle misure contenute nella Finanziaria potrebbe contribuire a ridurre uno dei gap più presenti nelle aziende italiane: la mancanza di professionalità in grado di guidare la transizione verso il digitale e l’innovazione nel suo complesso. Micro e piccole imprese potranno infatti accedere a rimborsi fino al 50% della spesa necessaria ad acquisire la consulenza di manager digitali, fino a 40mila euro l’anno. Stessa opportunità ma con importi ridotti per le medie imprese, che avranno diritto a un rimborso del 30% su una spesa massima di 25mila euro.

A A&T Torino il punto sull’innovazione

Per le aziende in cerca di soluzioni applicabili e best practice da replicare, un appuntamento da non perdere è quello con l’edizione 2019 di Automation&Testing a Torino, la fiera dedicata a Industry 4.0, robotica, tecnologie innovative, in programma all’Oval Lingotto dal 13 al 15 febbraio. La fiera sarà l’occasione per fare il punto sulle applicazioni pratiche delle nuove tecnologie in tutte le fasi della filiera produttiva, grazie alla presentazione di molti casi concreti. Un focus particolare sarà poi dedicato al pre-requisito indispensabile per introdurre con successo qualsiasi elemento di digitalizzazione o automazione: la formazione del capitale umano, elemento chiave di qualsiasi strategia di innovazione, e in questo momento uno dei principali ostacoli per la modernizzazione del nostro sistema produttivo. (https://www.aetevent.com).