Focus Industria 4.0: aziende italiane ancora digitalmente immature

  • 26/10/2018
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Solo il 4% delle aziende italiane con più di 10 addetti è entrata in pieno nella rivoluzione digitale, mentre il 46% è ancora in una fase “analogica”. 
È quanto emerge da un recente rapporto del Centro Studi di Confindustria, che ha provato a misurare la “maturità digitale” del mondo imprenditoriale italiano.

Solo il 4% delle aziende italiane con più di 10 addetti è entrata in pieno nella rivoluzione digitale, mentre il 46% è ancora in una fase “analogica”. È quanto emerge da un recente rapporto del Centro Studi di Confindustria, che ha provato a misurare la “maturità digitale” del mondo imprenditoriale italiano.

Quello che ne risulta è uno scenario con poche luci e molte ombre, anche se, potenzialmente, il sistema industriale italiano avrebbe molte delle caratteristiche necessarie ad entrare a pieno titolo nella rivoluzione tecnologica.

La rivoluzione 4.0 può attendere

Confindustria ha misurato il grado di maturazione digitale rifacendosi ad alcuni fattori: la presenza in azienda di software per la raccolta dati, di personale con competenze specifiche nell’ICT e il fatto di aver già fatto investimenti in almeno due ambiti tecnologicamente rilevanti. Solo il 4% delle aziende con più di 10 dipendenti possiede queste tre caratteristiche e può essere classificata come “Innovatore ad alto potenziale”. Ci sono poi i “Possibili innovatori ad alto potenziale” (il 9%), cioè aziende che hanno il software e il personale in grado di guidare la transizione, ma non hanno ancora investito. Il terzo gruppo è quello che Confindustria ha definito “Innovatori a basso potenziale” (4%): hanno la dotazione software, hanno fatto investimenti, ma non hanno il capitale umano. In fondo alla classifica ci sono i “Digitali incompiuti” (37%): hanno investito nel software che potrebbe essere la base per la digitalizzazione ma non hanno fatto ulteriori investimenti e non hanno professionalità all’interno. Il grosso delle aziende italiane si trova però fuori da questi quattro gruppi: sono gli “Analogici” (46%), che ancora non hanno neppure intrapreso il percorso verso il digitale. Dati non confortanti, soprattutto se si considera che dallo stesso Rapporto emerge che il 90% delle aziende italiane non hanno competenze ICT al loro interno che possano guidare la trasformazione.

Era digitale: settore e dimensioni fanno la differenza

Come è facilmente intuibile, più grandi sono le aziende e maggiore è la possibilità che il percorso digitale sia già stato intrapreso. Per quanto riguarda i vari settori produttivi, l’elettronica, la meccanica strumentale, le apparecchiature elettriche e i trasporti sono i settori più maturi, mentre settori forti del made in Italy come food, moda e design sono quelli che stentano di più a innovare. Non c’è invece una significativa differenza per aree geografiche.

Industry 4.0, un treno da non perdere

Il piano Industria 4.0”, si legge nel rapporto di Confindustria, ha portato a compimento una strategia nazionale per la digitalizzazione industriale, affiancando alla promozione dell’offerta di soluzioni tecnologiche 4.0, misure dirette di stimolo alla domanda qualificata di investimenti. Il fulcro è stato il sostegno finanziario agli sforzi innovativi”. Per questo Confindustria chiede una continuità di queste misure e sottolinea ancora come premesse indispensabili per la rivoluzione digitale sono la disponibilità della banda larga, risorse per gli investimenti che invece sono sempre difficili da reperire, un importante investimento nella formazione del capitale umano, senza il quale il processo non può avviarsi.


In passato abbiamo trattato il tema Industry 4.0 sotto punti di vista differenti. 

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