Si può essere felici al lavoro?

  • 23/06/2021
  • 15:30
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“Stato d’animo di chi è sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni, e gode di questo suo stato”: questa è la definizione che l’Enciclopedia Treccani fornisce della parola "felicità". Secondo il poderoso studio degli psicologi Campbell, Converse e Rodgers, che nel 1976 indagarono la percezione e la soddisfazione degli americani rispetto alla loro qualità della vita, felicità è il maggior grado di vicinanza possibile rispetto alle nostre ambizioni familiari, lavorative, economiche o sociali.

“Stato d’animo di chi è sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni, e gode di questo suo stato”: questa è la definizione che l’Enciclopedia Treccani fornisce della parola "felicità". Secondo il poderoso studio degli psicologi Campbell, Converse e Rodgers, che nel 1976 indagarono la percezione e la soddisfazione degli americani rispetto alla loro qualità della vita, felicità è il maggior grado di vicinanza possibile rispetto alle nostre ambizioni familiari, lavorative, economiche o sociali. Nell’ultimo periodo la parola "felicità" ha fatto capolino anche nell’ambito lavorativo, laddove fino a qualche decennio fa neppure si riteneva avesse diritto di cittadinanza. Come sempre gli Stati Uniti indicano la tendenza, ma anche qualche azienda italiana ha inserito nel proprio organigramma la figura del Chief Happiness Officer. Ma la domanda è: si può (o si deve?) essere felici al lavoro?

Una questione di aspettative

Se la felicità si misura nel raggiungimento delle proprie ambizioni, per capire se è a portata di mano bisogna partire proprio dalle aspettative del lavoratori italiani, che, secondo una ricerca condotta da Reputation Science per Open Fiber, cercano la realizzazione personale (68,9% degli intervistati), l'autonomia (65,5%) e un percorso di crescita (65,2%). L’Associazione ricerca felicità, una società benefit fondata da Elga Corricelli ed Elisabetta Dallavalle, due “manager della felicità” certificate, ha cercato di sondare il grado di felicità dei lavoratori italiani, con alcuni risultati sorprendenti: il 67,7% degli intervistati del Sud ha affermato di essere d’accordo con l’affermazione per cui “quando lavoro mi appassiono tanto da dimenticare tutto il resto”. Non solo: i lavoratori delle regioni del Sud si sentono in maggioranza felici quando si svegliano al mattino per andare a lavorare, mentre la percentuale scende nell’Italia del Nord-Est. Secondo le autrici dell’inchiesta, “complessivamente il Nord-Ovest presenta una popolazione attiva che si ritiene felice e per nulla isolata dagli altri, ma non molto gratificata del proprio impiego e delle opportunità che offre. Spostandosi al Centro Italia si denota un benessere stabile e una forte coesione sociale, sebbene, anche in questo caso, emerga l’insoddisfazione riguardo l’attività lavorativa”.

Il futuro è delle organizzazioni positive

O almeno così sostengono Veruscka Gennari e Daniela Di Ciaccio, autrici per Franco Angeli del libro "Chief Happiness Officer. Il futuro è delle organizzazioni positive". Ovvio che questo futuro è ancora tutto da costruire, soprattutto dopo il periodo difficile che ci stiamo lasciando alle spalle e guardando ad alcuni settori, in cui la ricerca della felicità è un miraggio che viene certamente dopo la stabilità e un salario adeguato. Secondo Sergio Sorgi e Francesca Bertè, autori di "Felicità cercasi" (Egea), la ricerca della felicità è un percorso individuale, da costruire con solidità, necessario proprio nei momenti di maggiore difficoltà.

Vuoi approfondire?

Di questi temi Sergio Sorgi e Francesca Bertè hanno parlato in un incontro che si è tenuto sulla piattaforma di Phyd, che è possibile riascoltare qui