La provocazione di Adam Grant esperto Usa di psicologia delle organizzazioni

  • 20/09/2017
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Siete rientrati dalle ferie e state organizzando la vostra agenda lavorativa per i prossimi mesi? Sappiate che potete, senza sentirvi in colpa...


Siete rientrati dalle ferie e state organizzando la vostra agenda lavorativa per i prossimi mesi? Sappiate che potete, senza sentirvi in colpa, eliminare aperitivi fra ex colleghi, convegni dove andreste soltanto per incontrare qualche super manager e, in definitiva, tutte quelle occasioni sociali dove andreste soprattutto per fare networking. Meglio utilizzare il tempo liberato per fare qualcosa di davvero costruttivo, chiudere un business, raggiungere un obiettivo.

Almeno questa è la provocazione lanciata sul New York Times da Adam Grant, docente alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania, considerato uno dei guru della organizational psychology, la branca della psicologia che studia le dinamiche interne ai posti di lavoro, e autore di due bestseller della letteratura per manager: in Give and Take: Why Helping Others Drive Our Success Grant espone la sua teoria in base alla quale sono i givers, cioè le persone più propense a dare e ad aiutare gli altri, quelle destinate ad avere più successo. Nel più recente Options B, Grant racconta con Sheryl Sandberg, la numero due di Facebook, i suoi sforzi per ricominciare con i due figli dopo l’improvvisa morte del marito e espone le più recenti ricerche sulla resilienza.

Grant di fatto ribalta la questione networking: “E’ vero” scrive, “che vi è sempre stato detto che quello che conta non è quello che sapete, ma chi conoscete. E che il successo è garantito a tutti gli abili coltivatori di relazioni sociali. Non si può negare che il networking può aiutarvi a realizzare grandi cose, ma questo oscura la verità opposta: è realizzare grandi cose che vi aiuta a creare un network efficace”.

Grant supporta la sua tesi con una serie di ricerche e dati scientifici. Per esempio quella che dimostra come, nel mondo delle banche, i puri contatti di network “svaniscono” al 90% dopo un anno. O quello che ha studiato start up americane nel mondo della cyber-security: avere una relazione preventiva con un investitore facilita il fatto che si ottenga effettivamente un finanziamento nel primo anno di attività. Ma successivamente diventa irrilevante: a contare sono soltanto i risultati effettivamente conseguiti.

Certo, Grant studia una situazione, quella americana, che è per molti diversa da quella italiana. E non arriva a teorizzare che tutto sia dovuto soltanto alla meritocrazia. “Non voglio far pensare che qualsiasi successo in qualsiasi campo sia dovuto alla meritocrazia”, scrive. “E’ drasticamente più facile ottenere credito e riconoscimento essendo maschio e bianco, avendo un curriculum pieno di titoli brillanti e di impieghi prestigiosi, provenendo da una famiglia agiata e piena di relazioni”. Ma se non avete niente, o poco, di tutto questo, allora forse è il caso di puntare molto di più a dimostrare le vostre vere potenzialità.

E basandosi sulle moltissime ricerche consultate e sui suoi studi, il professor Grant propone altri consigli decisamente controcorrente: “Certo, i vostri risultati possono aiutarvi a costruire un network solo se anche gli altri li conoscono”. Su questo, suggerisce il professore, dovete lavorare. Ma con un’avvertenza: “L’importante è promuovere le vostre idee non la vostra persona”. Altri studi dimostrano infatti che strombazzare i propri successi non aiuta a trovare un posto di lavoro migliore. Anzi, le persone più propense a mostrare i propri successi hanno meno probabilità di avere promozioni o ricevere aumenti di chi invece è capace di mostrare anche i meriti degli altri.

Vero? Falso? Difficile da dire. Ma forse le teorie di Adam Grant meritano qualche momento di riflessione… 

Leggi l’articolo del New York Times