Dall’economia circolare le professioni del futuro

  • 01/12/2021
  • 17:00
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Cosa accomuna un colosso come L’Oréal, alle prese con il ripensamento del packaging dei suoi moltissimi prodotti, e Sisterly, una piccola app milanese che consente di scambiarsi borse a seconda delle occasioni e delle necessità? L’economia circolare, o sharing economy per dirla all’anglosassone, un modello economico che si basa sul principio della rigenerazione, che prevede che i materiali biologici debbano essere reimmessi in natura alla fine del loro ciclo di vita.

Cosa accomuna un colosso come L’Oréal, alle prese con il ripensamento del packaging dei suoi moltissimi prodotti, e Sisterly, una piccola app milanese che consente di scambiarsi borse a seconda delle occasioni e delle necessità? L’economia circolare, o sharing economy per dirla all’anglosassone, un modello economico che si basa sul principio della rigenerazione, che prevede che i materiali biologici debbano essere reimmessi in natura alla fine del loro ciclo di vita e che tutto il resto debba essere progettato per esprimere il massimo del valore prima di essere indirizzato allo smaltimento. Da qui l’interesse di L’Oréal per imballaggi che siano il più possibile riciclabili e le piattaforme che permettono di “scambiare” beni e servizi, dalle borse alle case di Airbnb, ai trasporti con Uber o il carsharing. Un modello economico in grande crescita, anche per la maggiore richiesta di sostenibilità che viene dai consumatori: negli USA nel 2016 si calcola che siano stati 44,8 milioni gli utilizzatori di servizi di sharing, praticamente raddoppiati nel 2021 (86,5 milioni).

L'Italia primo Paese in Europa

L’economia circolare prevede che venga diminuito al massimo il consumo, che sia di materie prime, di acqua o di energia. Per far questo serve creare un modello produttivo che privilegi il riutilizzo dei materiali e il riciclaggio dei rifiuti, ma serve anche progettare oggetti che abbiano un ciclo di vita più lungo e che al termine di quest'ultimo possano essere in qualche modo smontati e riutilizzati. Fra i Paesi europei l’Italia in questo è la "prima della classe": il Rapporto 2021 sull’economia circolare ha stilato una classifica basata su una serie di indicatori, che vede l’Italia al primo posto con 79 punti, seguita dalla Francia a 68 e da Germania e Spagna a 65. Ma siamo primi anche per il valore economico che produciamo a partire dalle materie prime: per ogni chilo di risorse creiamo infatti 3,3€ di PIL, contro una media europea di 1,98€.

Servono nuove professionalità

Produrre con i criteri dell’economia circolare richiede un netto cambio di paradigma e, di conseguenza, nuove professionalità. Saranno almeno 200 le nuove professioni che nei prossimi anni cresceranno attorno a questo modello economico in tutti i settori, dalla manifattura alla moda. Serviranno nuovi esperti con questo tipo di formazione nell’agricoltura come nella finanza, con una formazione ibrida che unisca alle hard skill di riferimento anche soft skill, come la capacità di fare squadra, l’apertura al cambiamento, la capacità di aggiornarsi continuamente e le doti relazionali. Quali saranno le nuove professioni? Si va dall’esperto in finanza circolare allo specialista di logistica inversa, dal pianificatore di smart cities al progettista di app per ridurre lo spreco alimentare, ma anche esperti in Life Cycle assessment che progettino il ciclo di vita dei prodotti o designer di packaging sostenibile. Quello che è certo è che l’economia circolare sarà un modello indispensabile per il futuro, sia perché i consumatori lo richiedono fortemente, sia perché il modello di consumo tradizionale non è più sostenibile.