Con il Covid la crescita salariale è un’illusione

  • 28/04/2021
  • 11:30
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Molti effetti li abbiamo visti ogni giorno, durante i lunghi mesi della pandemia, altri invece devono ancora essere indagati in profondità. Sicuramente una delle conseguenze del Covid è stata la perdita di posti di lavoro, che fra giugno 2019 e giugno 2020 l’Inps ha quantificato in -815mila rapporti attivi.

Molti effetti li abbiamo visti ogni giorno, durante i lunghi mesi della pandemia, altri invece devono ancora essere indagati in profondità. Sicuramente una delle conseguenze del Covid è stata la perdita di posti di lavoro, che fra giugno 2019 e giugno 2020 l’Inps ha quantificato in -815mila rapporti attivi. A completare un quadro non roseo è il dato che riguarda la diminuzione delle ore lavorate e il conseguente aumento delle ore di cassa integrazione autorizzate, che hanno raggiunto un record senza precedenti: da marzo ad agosto 2020 le ore autorizzate con la causale specifica Covid-19 sono state 2,8 miliardi.

Calano i lavoratori...

Sempre se si guardano i numeri, il 2020 ha visto la diminuzione del numero dei disoccupati (-647mila unità nel secondo trimestre rispetto al periodo corrispondente dell’anno precedente). E qui entriamo nel campo di quelle che potremmo definire “illusioni ottiche”: la riduzione dei disoccupati non è dovuta infatti a un aumento delle assunzioni, ma, al contrario, alla crescita dei cosiddetti inattivi, cioè di coloro che hanno rinunciato a cercare un’occupazione. Rispetto ai primi tre trimestri del 2019, il tasso di inattività del 2020 è infatti passato dal 34,3% al 36%; la categoria che ha maggiormente subito la crisi, con la perdita del posto di lavoro, è quella delle donne, la cui percentuale di occupazione è passata da un già basso 50,1% al 48,8%. Hanno subito un crollo anche i contratti a termine e in genere hanno sofferto della situazione i lavoratori delle fasce a reddito più basso. E qui troviamo la seconda “illusione ottica”.

Crescono i salari?

Secondo il report “Le dinamiche retributive al tempo del Covid-19”, realizzato da JobPricing in collaborazione con Badenoch+Clark, nel 2020 la retribuzione media lorda italiana è cresciuta di circa 1.000 €. L’Italia, con Brasile, Canada, Stati Uniti e Francia, fa parte dei paesi in cui l’Organizzazione internazionale del lavoro ha evidenziato nel periodo Covid un aumento dei salari medi, che secondo alcuni economisti ha toccato il +6% tra febbraio e aprile 2020 in America. Un aumento reale? Purtroppo no. Se analizzati con attenzione, i dati ci dicono che l’aumento medio è dovuto in realtà all’uscita dal mercato della parte più debole e meno pagata della forza lavoro (donne e operai non specializzati). A risentire della diminuzione salariale sono stati anche i lavoratori “tradizionali”, con occupazioni non convertibili in modalità smart: nei primi tre trimestri hanno perso in media 887 euro rispetto ai colleghi “smart”. Deriva da questi fenomeni, quindi, questa spiacevole illusione ottica: i salari mediamente aumentano, ma solo perché diminuiscono i lavoratori che percepiscono le retribuzioni più basse.

Vuoi approfondire?

Per scoprire tutti i dettagli di questo fenomeno illusorio, consulta la ricerca sul sito di Badenoch+Clark: Le dinamiche retributive al tempo del Covid-19