Con i collaboratori “a distanza” anche la leadership deve cambiare

  • 08/04/2020
  • 16:30
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È molto importante per il “capo” trovare un nuovo modello di rapporto con i propri collaboratori che tenga conto di alcune evidenti peculiarità che la gestione di un gruppo di lavoro in remoto presenta.

La riunione settimanale con il team, l’incontro casuale alla macchinetta del caffè, il collaboratore che bussa alla porta in cerca di un feedback o di un confronto. Tutti momenti fondamentali per creare la relazione sul luogo di lavoro, che vengono meno quando si lavora a distanza e il contatto fisico è limitato alla possibilità di una videochiamata. Proprio per questo è molto importante per il “capo” trovare un nuovo modello di rapporto con i propri collaboratori, una leadership a distanza che tenga conto di alcune evidenti peculiarità che la gestione di un gruppo di lavoro in remoto presenta.

Attenzione alla comunicazione

Già sappiamo che anche in contesti normali una buona parte della comunicazione si “perde” sia per la scarsa chiarezza di chi si esprime che per l’altrettanto limitata capacità di ascolto di chi deve cogliere il messaggio. Il problema si amplifica quando per necessità i momenti di confronto vis-à-vis sono quasi impossibili e la comunicazione avviene quasi solamente in forma digitale. La comunicazione scritta manca di quel contorno dato dal tono della voce o dallo sguardo dell’interlocutore che aiuta a capire il “tono” del messaggio che viene consegnato. Per questo quando si scrive è importante ricordare che aumenta il rischio che l’interlocutore possa fraintendere in tutto o in parte il messaggio, e bisognerebbe quindi sempre valutare con attenzione il tono e misurare ogni parola.

Non abbandoniamo la routine

Uno dei rischi di una situazione di smart working diffuso è che le persone si sentano abbandonate a sé stesse, o al contrario eccessivamente controllate. Per questo può essere utile mantenere una routine: una telefonata al collaboratore la mattina, una riunione settimanale con il team o altro che può sembrare necessario. Anche per fare il punto periodicamente sui carichi di lavoro, evitando che per vari motivi ci siano persone o settori particolarmente sovraccarichi e altri invece che magari si sentono poco considerati perché poco impegnati. Per questo può essere utile provare a redistribuire i carichi di lavoro, magari anche provando a dare nuovi incarichi, inizialmente in affiancamento.

L’importanza dell’empatia

È evidente che la leadership a distanza ha delle caratteristiche assai diverse da quella tradizionale, basata sul controllo della presenza fisica. Richiede la capacità di individuare obiettivi e deadline chiari e definiti, da comunicare con precisione. Ma soprattutto ha come requisito fondamentale una buona dose di empatia: perché lo smart working funzioni serve una leadership empatica, capace di entrare in relazione con le persone a distanza, allenata a individuare chi si è già adattato alla nuova situazione e chi invece ha bisogno di più tempo o di più supporto. E serve un uso costante e attento del feedback: in mancanza del contatto informale, della pacca sulle spalle, del sorriso che ti fa capire che stai andando nella giusta direzione serve darei ai collaboratori riscontri continui, anche più ravvicinati nel tempo se si capisce che la persona ne ha bisogno. Nuove competenze, certo, ma tutte assolutamente modificabili e alienabili.

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