Dal 2022 le aziende avranno la certificazione di parità

  • 04/05/2021
  • 18:30
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L’appuntamento è fissato per il secondo trimestre del 2022 e potrebbe rappresentare l’inizio di una piccola, grande rivoluzione. Il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), che il governo italiano ha appena presentato all’Europa, contiene infatti la proposta di un sistema che incentivi le aziende a ridurre le differenze di genere a livello di parità salariale, di opportunità di carriera e di tutela della maternità.

L’appuntamento è fissato per il secondo trimestre del 2022 e potrebbe rappresentare l’inizio di una piccola, grande rivoluzione. Il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), che il governo italiano ha appena presentato all’Europa, contiene infatti la proposta di un sistema che incentivi le aziende a ridurre le differenze di genere a livello di parità salariale, di opportunità di carriera e di tutela della maternità. L’iniziativa è compresa nella missione 5, “Lavoro e inclusione”, e avrà a disposizione per la sua realizzazione 10 milioni di euro. L’obiettivo, come si legge nel Pnrr, è di arrivare a un sistema che “accompagni e incentivi le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il gap di genere in tutte le aree maggiormente critiche”. Un concetto sottolineato dal presidente Draghi, che, presentando il programma, ha ricordato come “eliminare gli ostacoli che limitano la partecipazione delle donne al mercato del lavoro è fondamentale per la ripresa dell’Italia.

Un enorme gap da colmare

Secondo il “Global Gender Gap 2020” realizzato dal World Economic Forum, a livello mondiale serviranno 100 anni per riassorbire il divario di genere; andrà meglio per i paesi dell’Europa occidentale, che potranno raggiungere l’obiettivo in 54 anni. In Italia, quella che viene definita la componente discriminatoria del gender pay gap si attesta al 12%. Se si analizza la semplice retribuzione oraria, la differenza è solo del 3,7%, ma in questo modo non si prende in considerazione il fatto che mediamente le donne lavorano meno ore e in settori meno retribuiti. La forte presenza di donne nel settore pubblico contribuisce invece a ridurre questo divario. Se a questo si aggiunge la scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro (solo il 49% hanno un’occupazione) e il fatto che il Covid ha ulteriormente ridotto questa partecipazione (il 66% dei 565mila occupati in meno registrati a marzo 2021 rispetto all’anno precedente sono donne), si comprende come lo scenario sia preoccupante.

Via alla certificazione per le aziende

Il piano contenuto nel Pnrr prevede tre tappe: a breve l’istituzione di un tavolo di lavoro coordinato dal dipartimento Pari Opportunità, che dovrà creare una piattaforma per raccogliere dati che le aziende potranno poi utilizzare per ottenere la certificazione. Nel secondo trimestre del 2022 partirà la vera e propria attività di certificazione aperta a tutte le imprese: l’intento del governo è di agevolare in questo percorso le medie e piccole realtà, tradizionalmente meno abituate ad attuare politiche di diversity, supportandole con servizi di accompagnamento e assistenza nel percorso di certificazione. Ovviamente quest'ultima offrirà alle aziende degli incentivi in termini di sgravi, agevolazioni e qualificazioni per l’accesso a bandi e pubblici, ma soprattutto avrà un impatto positivo in termini di brand reputation. Come ha ricordato la ministra per le pari opportunità Elena Bonetti, “Più parità di genere vuol dire per un’azienda più valore, più crescita, più ricchezza”.

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Per scoprire di più sul tema del Gender Pay Gap, consulta la ricerca dedicata all'argomento sul sito di Spring Professional: Gender Gap Report 2020