Il multitasking funziona davvero? Meno email e più priorità: i consigli per rendere più produttive le giornate lavorative

  • 03/03/2020
  • 14:30
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C’è stato un tempo in cui essere un buon professionista significava essere in grado di fare più cose, in cui il multitasking era un requisito essenziale per candidarsi a qualsiasi posizione e tenere gli occhi attaccati al computer non implicava non prestare la dovuta attenzione a chi stava parlando.

C’è stato un tempo in cui essere un buon professionista significava essere in grado di fare più cose, in cui il multitasking era un requisito essenziale per candidarsi a qualsiasi posizione e tenere gli occhi attaccati al computer non implicava non prestare la dovuta attenzione a chi stava parlando. C’è stato un tempo, ma è passato: chi si occupa di organizzazione del lavoro, a prescindere dagli abiti e dai ruoli, è oggi concorde nel ritenere che la dispersione delle energie su più attività concomitanti – inclusa la gestione delle email e degli input associati – sia la principale causa di scarsa produttività all’interno di un team.

Il primo a dirlo è stato Earl K. Miller, professore di neuroscienze al Picower Institute for Learning and Memory del Massachusetts Institute of Technology (Mit): “Il multitasking non è umanamente possibile” ha infatti spiegato a più riprese quando ancora non era popolare dirlo.
La tesi è stata confermata nel libro Il cervello, istruzioni per l’uso, in cui l’autore John Medina spiega come il cervello funzioni in modo sequenziale, per cui per aumentare i nostri risultati è fondamentale non dividerci tra troppe attività diverse: il multitasking può portare a un raddoppio dei tempi necessari a svolgere un compito, con fino al 50% di errori possibili in più. “Un metodo importante per evitare la dispersione è stabilire quali sono le attività essenziali per portare a termine un task assegnato, e quali quelle di contorno: una volta svolta l’analisi, è necessario eliminare quello che non serve e invece accorpare attività simili”, consiglia infatti Mario Schiavone, Manager di Spring Professional.

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