Nel 2022 l’occupazione sfiorerà i livelli pre-Covid

  • 29/09/2021
  • 19:30
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23,2 milioni di occupati nel 2022, 91mila in meno dei livelli occupazionali del 2019: è questa la stima che si ricava da uno studio realizzato da Cerved per LHH, società del gruppo Adecco che si occupa di transizione di carriera. 

23,2 milioni di occupati nel 2022, 91mila in meno dei livelli occupazionali del 2019: è questa la stima che si ricava da uno studio realizzato da Cerved per LHH, società del gruppo Adecco che si occupa di transizione di carriera. La buona notizie è dunque che il mercato del lavoro si è rimesso in marcia ed entro il 2022 ci si attende un recupero di 531mila posti di lavoro, che non consentiranno però al momento di colmare per intero i 622mila posti persi a causa della pandemia. Il tasso di disoccupazione, dopo un picco del 10,7% nel primo trimestre 2021, tornerà a scendere, chiudendo il 2022 al 9,2% (al di sotto del 2019), anche grazie a un numero più alto di inattivi. Un dato, questo, tutt'altro che positivo, poichè gli inattivi sono le persone che hanno deciso, per svariati motivi, di non cercare più un lavoro.

Una previsione in chiaro-scuro

Per fare queste previsioni, Cerved ha analizzato l’universo delle aziende iscritte al Registro delle Imprese. Un campione significativo, perché impiega circa 16,5 milioni di persone, che rappresentano quasi il 70% del totale degli occupati italiani. A queste realtà ha applicato una metodologia che valuta il rischio, ma anche l’incremento di occupati necessario a conseguire l’aumento di fatturato prevedibile. Il risultato vede una ripresa delle aziende di medio-grandi dimensioni, che a fine 2022 aumenteranno il proprio personale in una percentuale compresa fra lo 0,1 e lo 0,4%. A subire i contraccolpi della crisi saranno invece soprattutto le PMI e le imprese individuali, che potrebbero perdere ulteriori 110mila addetti. Secondo la stima di Cerved, la perdita di posti di lavoro sarebbe però stata ancora più drammatica se non fossero entrate in campo misure come la cassa integrazione per Covid e il blocco dei licenziamenti: in questo caso, la perdita occupazionale avrebbe toccato 1,2 milioni di lavoratori a fine 2021, con un recupero solo parziale, che avrebbe portato il gap di occupati a -800 mila a fine 2022.

Servizi in calo, chimica e IT in ripresa

Il grosso della perdita dei posti di lavoro da qui al 2022 sarà concentrata soprattutto nei servizi (-107mila lavoratori, -1,7%) e, in modo più limitato, nella manifattura (-1,1%). Chimica, farmaceutica e il settore IT saranno invece i settori trainanti della ripresa, con aumenti superiori ai 3 punti percentuali. Secondo il sistema informativo "la Excelsior" di Unioncamere, le richieste delle aziende arriveranno a sfiorare 1,5 milioni di posizioni disponibili entro la fine dell’anno, con una concentrazione nelle professioni IT (ingegneri, sviluppatori di software, esperti di cybersecurity), ma una grande richiesta anche per posizioni che richiedono abilità manuale, come tornitori e saldatori e magazzinieri. Sempre secondo i dati Excelsior, è “introvabile” il 36,4% dei profili professionali ricarcati, con un aumento del +5,5% rispetto al settembre 2019. Addirittura si fatica a reperire personale adeguato per il 51,6% delle richieste per operai specializzati, il 48,4% per dirigenti, il 41,4% per le professioni tecniche e il 37,7% per quelle intellettuali e scientifiche. In assoluto, le figure di più difficile reperimento sono fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica (66,2%).

Responsabilità e opportunità

Lo scenario che si prospetta è incredibilmente innovativo: mai prima d’ora ci si era trovati davanti a una trasformazione così radicale, veloce e globale allo stesso tempo, il che offre grandi opportunità e grandi responsabilità. Le aziende hanno conquistato durante la pandemia un notevole credito di fiducia da parte dei propri collaboratori: la sfida ora è quella di sfruttarlo per creare un nuovo modello che faccia crescere il business ma allo stesso tempo vada incontro alle richieste dei dipendenti, che cercano autonomia, fiducia e soprattutto possibilità di conciliare al meglio vita lavorativa e sfera personale.

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